Cosa resta per i giovani? Devastazione e saccheggio

di , 17 gennaio 2013 08:04

da Micromega

Bisogna sempre essere cauti di fronte al mare di numeri e statistiche che vengono snocciolati quotidianamente. Spesso vengono manipolati con cura ed utilizzati come specchietto per le allodole, quasi sempre vengono taciuti quelli più scomodi e ne vengono scelti con attenzione altri, per legittimare o delegittimare scelte prese o mancate. Proviamo a fare un gioco questa volta: utilizziamo dei dati molto interessanti, forniti da alcune ricerche uscite negli ultimi giorni rispetto alla condizione giovanile sul mercato del lavoro, ed affianchiamo questi numeri a delle immagini, delle evocazioni che compaiono nella mente di chi quelle statistiche le conosce bene, vivendole sulla pelle giorno dopo giorno. Prosegui la lettura 'Cosa resta per i giovani? Devastazione e saccheggio'»

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

Lettera di Davide Rosci su devastazione e saccheggio

di , 10 gennaio 2013 12:29

Quando sono stato arrestato il 20 aprile scorso, dissi che ero sereno; ciò che mi portava ad esserlo era la fiducia che riponevo nella giustizia, la consapevolezza che gli inquirenti non avessero in mano niente di compromettente e la percezione che, nonostante il grande clamore creato ad hoc dai mass-media, il processo fosse equo ed imparziale, così come previsto dalla legge.
Mi sbagliavo! Ieri ho visto la vera faccia della giustizia italiana, quella manipolata dai poteri forti dello stato, quella che si potrebbe tranquillamente definire sommaria. Una giustizia che mi condanna a pene pesantissime, leggete bene, solo per esser stato fotografato nei pressi dei luoghi dove avvenivano gli scontri. Avete capito bene, ieri sono stato punito non perché immortalato nel compiere atti di violenza o per aver fatto qualcosa vietato dalla legge, ma per il semplice fatto che io fossi presente vicino al blindato che prende fuoco.
Non tiro una pietra, non rompo nulla, non mi scaglio contro niente di niente. Mi limito a guardare il mezzo in fiamme in alcune scene, e in un’altre ridere di spalle al suddetto.
Tali “pericolosi” atteggiamenti, mi hanno dapprima fatto guadagnare gli arresti domiciliari (8 mesi) ed ora anche una condanna (6 anni) che definirla sproporzionata sarebbe un eufemismo.
Permettetemi allora di dire che la giustizia fa schifo, così come fa schifo questo “sistema” che, a distanza di anni e anni, dopo una lotta di liberazione, concede ancora la possibilità ai giudici di condannare gente utilizzando leggi fasciste. Si, devastazione e saccheggio è una legge di matrice fascista introdotta dal codice Rocco nel 1930, che viene sempre più spesso riesumata per punire dissidenti e oppositori politici solo perché ritenuti scomodi e quindi da annientare.
Basta! Non chiedetemi di starmi zitto e accettare in silenzio tutto ciò, consentitemi di sfogarmi contro questo sistema marcio, che adotta la mano pesante contro noi poveri cristi e che invece chiude gli occhi dinanzi a fatti ben più gravi come il massacro della Diaz a Genova e i vari omicidi compiuti dalle forze dell’ordine nei confronti di persone inermi come Cucchi, Aldrovandi, Uva e molti altri ancora.
Non posso accettarlo! Grido con tutta la voce che ho in corpo la mia rabbia a questo nuovo regime fascista che mi condanna ora a Roma per aver osservato un blindato andare in fiamme e che ora mi accusa di associazione a delinquere a Teramo, solo per non aver mai piegato la testa.
Non mi resta altro che percorrere la via più estrema per far sì che nessun’altro subisca quello che ho dovuto subire io e pertanto così come fece Antonio Gramsci, durante la prigionia fascista, anche io resisterò fino allo stremo per chiedere l’abolizione della legge di devastazione e saccheggio, la revisione del codice Rocco e che questo sistema repressivo venga arginato.
Comunico pertanto che da oggi intraprenderò lo sciopero della fame e della sete ad oltranza fino a quando non si scorgerà un po’ di luce in fondo a questo tunnel eretto e protetto dai soliti noti.
Concludo nel ringraziare i mie fratelli Antifascisti, i splendidi ragazzi della Est, i firmatari del Comitato Civile, i tantissimi che mi hanno dimostrato solidarietà in questi mesi e soprattutto quanti appoggeranno questa battaglia.
Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere!
Rosci Davide
 

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

15 ottobre: chiesti otto anni di carcere e 2 milioni di risarcimento per 5 teramani

di , 11 dicembre 2012 08:59

Da cityrumors

Otto anni di reclusione e un risarcimento danni per oltre 2miliono di euro. E’ questa la richiesta presentata oggi, alla procura di Teramo, nei confronti dei cinque teramani accusati di aver partecipato agli scontri a Roma, il 15 ottobre del 2011, con le forze di polizia.

Per la procura romana i 5 teramani devono rispondere di resistenza pluriaggravata, devastazione e saccheggio.Il Comune di Roma ha chiesto 900mila euro per i danni alla città, l’Ama (l’azienda della nettezza urbana) 300mila per i cassonetti, l’Atac (trasporti pubblici urbani) 500mila, l’Avvocatura dello Stato ha chiesto al giudice di quantificare il danno ricevuto dalle forze dell’ordine, mentre il difensore del carabinieri ferito e fuggito dal blindato in fiamme, ha avanzato richiesta di 50mila euro a testa per i cinque imputati. La sentenza è attesa per gennaio.

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

Genova 2001, l’ex questore Colucci condannato a 2 anni e 8 mesi

di , 11 dicembre 2012 08:53

da globalist

Arriva una sentenza importante nei processo a proposito della “macelleria messicana” di Geova 2001 e della Diaz, dove molti ragazzi arrivati nella città italiana per contestare il G8 furono pestati dalle forze dell’ordine.
Questa la pena inflitta stamani a Genova all’ex questore Francesco Colucci è stata comminata lapena di 2 anni e 8 mesi. Il pm Enrico Zucca aveva chiesto tre anni. Colucci era accusato di falsa testimonianza nel processo sulla Diaz. Prosegui la lettura 'Genova 2001, l’ex questore Colucci condannato a 2 anni e 8 mesi'»

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

Dal G8 al Ministero di Giustizia: la carriera del generale Bruno Pelliccia, prescritto per le violenze a Bolzaneto

di , 25 novembre 2012 07:45

Da Genova 24

E’ uno degli agenti e funzionari prescritti in appello per le violenze all’interno della Caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001 l’attuale direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia a Roma.

Si tratta del generale della polizia penitenziaria Bruno Pelliccia, 51 anni, il cui nome è balzato alla cronache in questi giorni, dopo un video pubblicato da Repubblica.it ha ipotizzato che sul corteo degli studenti romani di mercoledì scorso fossero stati tirati lacrimogeni direttamente dalle finestre del Ministero di Giustizia, ipotesi che ha provocato sgomento ma anche una buona dose di ironia come si vede dai finti cartelli stradali “Piovono lacrimogeni”, attaccati in tutta via Arenula da un gruppo di artisti.

Ma se, sul punto, sia il generale Pelliccia (che in pratica comanda gli agenti della penitenziaria a guardia del Ministero) sia le indagini affidate dal ministro Severino al Racis dei Carabinieri, sembrano escludere che i lacrimogeni siano davvero stati lanciati dall’alto, la vera notizia è che, ancora una volta, un ufficiale condannato (prescritto) per le violenze al G8 di Genova, ha fatto nel frattempo carriera. Prosegui la lettura 'Dal G8 al Ministero di Giustizia: la carriera del generale Bruno Pelliccia, prescritto per le violenze a Bolzaneto'»

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

15 ottobre: sulle ordinanze di custodia cautelare

di , 22 novembre 2012 18:08

Questa mattina il gip del Tribunale di Roma Riccardo Amoroso ha firmato cinque ordinanze di custodia cautelare per altrettanti manifestanti presenti a Roma il 15 ottobre dello scorso anno. Rischio di reiterazione del reato è la motivazione, probabilmente in vista delle numerose manifestazioni anche studentesche che stanno proseguendo in tutta italia.

Due compagni sono agli arresti domiciliari, uno di Savona e uno di Magenta (Milano, anche se si trova già in carcere), tre invece hanno gli obblighi di firma (2 a Roma e uno a Cosenza). I reati che gli vengono contestati insieme ai precedenti indagati in varie città d’Italia sono l’art. 419 devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Gli episodi  riguardano l’assalto all’ufficio postale di via Cavour, il danneggiamento del distributore del carburante ENI di Largo Corrado Ricci, delle vetrine dell’agenzia Man Power di via Labicana, della filiale della Banca Popolare del Lazio di via Merulana, l’incendio della caserma dell’Esercito e di quella della Guardia di Finanza di via Labicana. Da un minimo di 8 ad un massimo 15 anni di reclusione è la pena prevista per i reati di devastazione e saccheggio. Dopo la cassazione di luglio sui fatti di Genova 2001 che vede un compagno e una compagna in carcere, questo sembra oramai lo strumento normativo per reprimere il dissenso in piazza accanto alla resistenza pluriaggravata che prevede una pena che va da un minimo di 3 ad un massimo di 15 ani di reclusione.

I media continuano a parlare di anarchici e tifoserie violente senza rendersi conto che alla manifestazione del 15 ottobre 2011 era sceso in strada un movimento che si oppone a queste logiche economiche di sfruttamento. Si conferma una tendenza che è quella di elevare al massimo la repressione per i fatti di piazza per conseguire due obiettivi: dissuadere i cittadini dal partecipare alle proteste di piazza (le notifiche di questa mattina ne sono una conferma visto che in questi giorni le piazze sono piene di proteste soprattutto studentesche); convincere tutti e tutte coloro che vanno in piazza che bisogna protestare educatamente nei recinti e nei percorsi prestabiliti dalle forze di polizia.

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

G8-2001, Diaz: chiesti 3 anni per il questore del G8

di , 22 novembre 2012 10:50

Non risulta ancora uscita la sentenza..

di Checchino Antonini da Popoff

Tre anni e senza attenuanti per aver mentito in Aula per “accomodare” la posizione del suo capo d’allora, il potentissimo Gianni De Gennaro. E’ arrivata oggi la richiesta di pena per l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, accusato di falsa testimonianza nell’ambito del processo per i fatti della scuola Diaz.
A pronunciarla il pm Enrico Zucca, lo stesso pm che, assieme al collega Francesco Cardona Albini, ha avuto l’ardire di accusare i vertici della polizia per la mattanza di quella notte di luglio 2001 nel dormitorio dei no global che erano andati a Genova a contestare il G8.

L’ex questore Colucci, a capo in quei giorni della centrale operativa delle forze dell’ordine, avrebbe ritrattato in aula la sua testimonianza su diversi punti chiave della sanguinosa irruzione nella scuola Diaz, per la quale la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva per falso, calunnia e lesioni 25 funzionari di polizia. Prosegui la lettura 'G8-2001, Diaz: chiesti 3 anni per il questore del G8'»

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

Quando la Severino elogia il codice Rocco

di , 22 ottobre 2012 12:32

di Checchino Antonini

«Se da venticinque anni non si è provveduto ad abrogare il codice Rocco non è perché sia mancato il tempo necessario ma solo per una precisa volontà politica di mantenerlo in vigore al fine di utilizzare gli aspetti più repressivi, soprattutto contro le lotte popolari».
Già nel 1971, i detenuti in rivolta alle Nuove di Torino denunciavano il contrasto tra lo spirito della Costituzione e il Codice Rocco e anche tra questo e la Convenzione internazionale dei Diritti dell’Uomo.
Quarantuno anni dopo quella rivolta, Paola Severino, ministra della Giustizia pro tempore ha colto l’occasione del dibattito al Senato sulla legge per la corruzione per un incredibile elogio del Codice Rocco per il suo valore insuperato. Orgogliosa, la Guardasigilli di Monti, ha spiegato che pure Alfredo Rocco era un tecnico. Rocco, però, finge di non saperlo, fu il teorico dello stato etico e il suo Codice fu il fondamento teorico del fascismo e della dittatura. Era per Mussolini, quello che la Severino è per Monti. In quel che resta dei circuiti di sinistra c’è chi ha parlato di una «provocazione rivelatrice».
Proprio a metà luglio, grazie al Codice Rocco, è stato possibile condannare dieci manifestanti del G8 2001 a dieci anni di galera solo per aver rotto una vetrina mentre per gli alti papaveri coinvolti nella macelleria messicana della Diaz le pene sono state molto più miti e la galera nemmeno per idea visto che le prescrizioni sono fioccate puntuali. Avverte Cesare Antetomaso, portavoce dei Giuristi democratici di Roma e membro dell’esecutivo nazionale Gd, che «Occorre particolare prudenza quando si maneggia la tecnica. Perché essa di rado è neutra.
Se è vero che l’impianto del codice Rocco è tuttora valido, è altrettanto vero che la parte speciale è indubitabilmente figlia della cultura giuridica dell’estensore, teorico e propugnatore dello Stato etico e tra le massime figure intellettuali del regime fascista. Ce n’è abbastanza per pretendere le dimissioni della Ministra Severino e invocare la rapida approvazione della bozza Pisapia di riforma del codice penale».

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

10×100: e’ il momento di partecipare

di , 14 ottobre 2012 12:45

Alla fine di luglio scorso avevamo dichiarato di voler continuare la campagna 10×100. Non solo perché i processi non sono finiti ma anche perché siamo convinte e convinti che solo così potremo mantenere viva la nostra memoria sulle giornate di Genova e imparare da oggi in poi a fare fronte alle vicende giudiziare con la solidarietà e la forza che attraverso il web ci avete dimostrato.

Se un compagno e una compagna sono oggi in carcere, presto riprenderà il processo per i cinque che dovranno tornare in appello, un altro capitolo della storia giudiziaria di Genova che sta per riaprirsi.

Le spese totali dei processi ad oggi ammontano a circa 80 mila euro, cifra destinata a crescere con l’imminente ripresa dell’appello. Una cifra insostenibile per chiunque di noi, che eravamo lì nel 2001.

Insostenibile perché mette una ipoteca sulla vita delle persone, che si aggiunge alle misure detentive.

Pensiamo che sia importante far sentire la forza dei 300 mila che erano a Genova sostenendo le spese legali delle e degli imputati, per questo invitiamo tutte e tutti a sottoscrivere attraverso il sito di supporto legale www.supportolegale.org, o direttamente quihttp://www.buonacausa.org/genovag8,
per far sentire a tutte e tutti la nostra solidarietà.

Se riusciamo a versare tutti anche un simbolico euro,
riusciremo a coprire le spese che gli imputati si trovano a sostenere da soli.
Altrimenti no.

Vorremmo poi, che la campagna diventasse uno strumento per ragionare su quanto accade nelle piazze e sul reato di “devastazione e saccheggio”, su cosa significhi per lo Stato e i suoi apparati il termine “ordine pubblico”, quello stesso ordine pubblico che i 10 imputati per Genova 2001 avrebbero turbato.

E’ tempo, pensiamo, di capire da che parte stare..
se dalla parte di chi ruba nei supermercati o rompe i bancomat delle banche o
dalla parte di chi le costruisce.

La campagna 10×100

www.10×100.it

info@10×100.it

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

Dal Messico per Alberto e contro il carcere

di , 3 ottobre 2012 21:57

Ho un amico che si chiama Alberto che sta in galera

Ho un amico che si chiama Alberto che sta in galera

Alberto l’hanno rinchiuso perchè s’è ribellato a un ordine ingiusto e cieco

Alberto sta pagando un caro prezzo per difendere la potenza dei nostri sogni

Alberto ha gli occhi scuri e profondi e una scintilla s’accende veloce quando parliamo di resistenza

Alberto ha sempre odiato il carcere, giorno dopo giorno

Alberto quando l’hanno arrestato l’hanno torturato, l’hanno umiliato…

…l’hanno braccato decine di agenti e l’hanno costretto a camminare solo verso la cella

Il potere, per accanirsi contro Alberto, ha montato un processo farsa e l’ha condannato a marcire in galera per troppi, troppi anni…
Una sentenza spropositata per un capro espiatorio, una infame vendetta di Stato
Fanno pagare ad Alberto le lotte di tutti e tutte…
…vogliono così intimorire la gente, farla rassegnare al presente perpetuo del capitalismo.
Alberto è uno, nessuno, è trecentomila.
Alberto è uno, nessuno, è trecentomila.
Alberto è un indigeno tzotzil del Chiapas
Alberto è un libertario romano Prosegui la lettura 'Dal Messico per Alberto e contro il carcere'»

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter

Panorama Theme by Themocracy