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	<title>10x100.it &#187; bolzaneto</title>
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	<description>G8Genova 2001 non è finita! dieci, nessun@, trecentomila</description>
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		<title>Le violenze di Bolzaneto sotto la lente della Corte Europea</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2013 11:43:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal Corriereit &#160; Sono passati 12 anni dal G8 di Genova, quando nella caserma di Bolzaneto 150 fermati hanno subito da parte di pubblici ufficiali violenze fisiche e psicologiche. In quelle giornate di luglio 2001, mentre arrivavano più di 300mila manifestanti da tutto il mondo, uno stabile della caserma di Bolzaneto, sede del reparto mobile [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><a href="http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/processo-g8-violenze-bolzaneto-sotto-lente-corte-europea/5ee5ef84-4ae0-11e3-bfcf-202576418f24.shtml" target="_blank">Dal Corriereit</a></p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>Sono passati 12 anni dal G8 di Genova, quando nella caserma di Bolzaneto 150 fermati hanno subito da parte di pubblici ufficiali violenze fisiche e psicologiche. In quelle giornate di luglio 2001, mentre arrivavano più di 300mila manifestanti da tutto il mondo, uno stabile della caserma di Bolzaneto, sede del reparto mobile della polizia di Genova, era stata trasformata in istituto penitenziario provvisorio: un punto di smistamento dei fermati del G8, dove i manifestanti sarebbero dovuti velocemente passare solo per il foto-segnalamento e la visita medica.</p>
<p>Ma, invece di poche ore, i fermati sono rimasti anche due giorni, subendo maltrattamenti da parte di poliziotti, guardie penitenziarie e personale medico. Di questi pubblici ufficiali solo una quarantina sono stati identificati e per questo processati. 4 gli assolti, 7 i condannati penalmente; per gli altri imputati i reati penali sono caduti in prescrizione e sono stati dichiarati responsabili dei fatti ai soli fini civili, quindi condannati al risarcimento danni nei confronti delle vittime.</p>
<p>Per queste condotte criminose, la Cassazione ha condannato anche i ministeri dell’Interno e della Giustizia al risarcimento. Secondo la legge avrebbero dovuto cominciare a pagare sin dalla sentenza di primo grado, 5 anni fa, ma così non è andata. Infatti, solo a fine settembre di quest&#8217;anno il ministero dell’Interno ha comunicato che si inizierà con il risarcimento di 31 parti offese, le uniche 31 che hanno fatto ricorso alla Corte Europea. Per gli altri non c&#8217;è ancora niente di ufficiale.</p>
<p><img itemprop="image" title="Pagina 112 della sentenza 678/2010 Corte di Appello di Genova" alt="Pagina 112 della sentenza 678/2010 Corte di Appello di Genova" src="http://images2.corriereobjects.it/methode_image/Video/2013/11/11/Interni/Foto%20Interni%20-%20Trattate/TORTURA-kowB-U43000928139401C6H-180x140@Corriere-Web-Sezioni.jpg?v=20131111185317" width="180" height="140" align="left" border="0" />Pagina 112 della sentenza 678/2010 Corte di Appello di Genova.<br />
Nonostante per il processo di Bolzaneto la Corte di Appello parli di “trattamenti inumani e degradanti o azioni di tortura” che esprimono “il massimo disonore di cui può macchiarsi la condotta del Pubblico Ufficiale”, la tortura non è perseguibile come reato, perché nell&#8217;ordinamento penale italiano non esiste. Dopo aver raccolto il ricorso dei manifestanti, e in base ai termini dell&#8217;articolo 3 della Convenzione Europea che l&#8217;Italia ha ratificato nel 1955, ora è proprio la Corte Europea dei diritti umani a chiedere ufficialmente informazioni sull&#8217;adeguatezza delle sanzioni previste dalla legge italiana nei casi di tortura e di trattamenti inumani o degradanti.</p>
<p>Inoltre uno degli standard richiesti dalla Corte Europea è la sospensione dei pubblici ufficiali in corso di processo. Ad oggi, invece, le istituzioni non si sono ancora pronunciate su eventuali procedimenti disciplinari. Al contrario, come denunciano gli avvocati delle parti civili, alcuni di quegli ufficiali oggi condannati sono stati anche promossi negli anni. Anche di questo lo Stato dovrà rispondere alla Corte Europea per i diritti umani.</p>
<p>Le giornate del G8 di Genova hanno dato seguito ad altri processi e quello di Bolzaneto non è l&#8217;unico procedimento in cui sono stati coinvolti membri delle Forze dell&#8217;ordine: la Cassazione ha confermato le condanne per le violenze della polizia durante l’irruzione alla scuola Diaz Pertini, mentre è stato archiviato il procedimento penale nei confronti del carabiniere che ha sparato a Carlo Giuliani.</p>
<p>Il processo per devastazione e saccheggio, per cui 10 manifestanti sono stati condannati lo scorso anno, vedrà l’ultima battuta domani (13 novembre), quando verrà valutata la concessione delle attenuanti per 5 di loro. Il reato prevede comunque pene che vanno dai 6 ai 15 anni di reclusione, che i manifestanti stanno già scontando.</p>
<p>Si ringrazia il Comitato SupportoLegale e Giacomo Verde per la concessione dell’utilizzo delle immagini d’archivio</p>
</div>

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		<title>Dopo la sentenza Bolzaneto</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 13:19:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[utentecollettivo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[10x100]]></category>
		<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[devastazione e saccheggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Con la sentenza, ampiamente annunciata, si chiude anche il processo per i fatti riguardanti la caserma di Bolzaneto. A distanza di un anno dalla Cassazione per i fatti della Diaz e dal processo ai 10 tra compagni e compagne (3 attualmente in carcere per una lunga pena) un altro tassello va a comporre il mosaico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p>Con la <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/982841/sentenza-bolzaneto-diaz/" target="_blank">sentenza</a>, ampiamente annunciata, si chiude anche il processo per i fatti riguardanti la caserma di Bolzaneto. A distanza di un anno dalla Cassazione per i fatti della Diaz e dal <a href="http://www.10x100.it/?p=974" target="_blank">processo ai 10 tra compagni e compagne</a> (3 attualmente in carcere per una lunga pena) un altro tassello va a comporre il mosaico della &#8220;verità giudiziaria&#8221; su Genova 2001. Ma non è l&#8217;ultimo tassello, anzi.</p>
<p>La settimana precedente, nel silenzio generale, accadevano due fatti altrettanto importanti:</p>
<p>mentre lo Stato, <a href="http://www.10x100.it/?p=1151" target="_blank">arrestava in Spagna Francesco Puglisi</a>, uno dei condannati a 14 anni, per aver danneggiato cose, <a href="http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77451&amp;typeb=0" target="_blank">222 denunce di manifestanti</a> che chiedevano giustizia per essere stati picchiati in strada o arrestati senza motivo, venivano archiviati. Così, come se non fosse mai accaduto nulla. Del resto proprio venerdì, lo stesso Stato che non ha mai chiesto scusa per i fatti accaduti dentro la caserma di Bolzaneto, incassava in Cassazione un verdetto che stabilisce che i danni subiti dai manifestanti, e i conseguenti risarcimenti, dovranno essere rideterminati da un giudice civile per &#8220;assenza di prove&#8221;.</p>
<p>In questi 12 anni, non abbiamo mai pensato che Genova fosse una pagina chiusa. Ora che sostanzialmente tutti i procedimenti giudiziari sono arrivati al termine pensiamo che la storia genovese, che molti hanno avuto difficoltà a capire, si riflette giorno dopo giorno, dentro le caserme tanto quanto in piazza oltre a sancire un nuovo principio: colpire le cose è ben più grave che colpire una persona. Un omicidio vale, penalmente, meno di un uomo o una donna che danneggiano delle vetrine.</p>
<p><a href="http://www.10x100.it/?page_id=407" target="_blank">L&#8217;art.419, i reati per devastazione e saccheggio</a>, usato come clava nei confronti di 10 manifestanti per condannarli a pene dagli 8 ai 15 anni, è un retaggio del codice Rocco. Un articolo nato a inizio secolo scorso per reprimere le rivolte popolari e usato da Genova in poi come arma di punizione nei confronti dei manifestanti, è diventato un articolo comodo per reprimere il dissenso: per il gli scontri del 15 ottobre 2011 a Roma, alcuni manifestanti sono stati già condannati pesantemente e altri rischiano tuttora di esserlo, il prossimo 27 giugno inizierà infatti un altro processo su quei fatti. Nelle caserme o nelle carceri i casi di &#8220;incidenti&#8221; sono emersi all&#8217;opinione pubblica, agitando sonni, solidarizzando con famiglie sconosciute e vittime della violenza o incuria di Stato.</p>
<p>Bolzaneto ieri, Bolzaneto oggi. Del resto in Italia non viene riconosciuta la tortura, motivo per cui quasi tutti gli accusati, hanno visto i loro reati andare in prescrizione. Genova 2001 ieri, Piazza Taskim oggi. L&#8217;Italia ha fatto scuola di formazione di repressione del dissenso anche in altri paesi, ma i media nostrani riconoscono le violenze soltanto a casa degli altri.</p>
<p>Quindi chiusa la parte processuale, chiusi i vari comitati che chiedono verità e giustizia, <a href="http://jumpinshark.blogspot.it/2013/06/la-sindrome-del-black-bloc-zeropregi.html">agli stessi che la nascondono e la negano</a>, continueremo a lottare affinché Genova 2001 si attualizzi attraverso la cancellazione dei reati di devastazione e saccheggio e di quella parte del codice penale emanazione del codice Rocco. Stringendoci attorno a Marina, Alberto e Francesco, attualmente detenuti. Mantenendo vigile l&#8217;attenzione anche per i risarcimenti riguardanti Bolzaneto, che dopo 12 anni ancora devono essere riconosciuti. Solidarizzando con i 18 rimandati a giudizio per i fatti del 15 ottobre del 2011.</p>
<p>No, Genova non è finita. E&#8217; tutti i giorni.</p>

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		<title>14 giugno cassazione Bolzaneto</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 13:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[utentecollettivo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolzaneto]]></category>
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		<category><![CDATA[cassazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 14 giugno prossimo si concluderà davanti alla  Corte di Cassazione di Roma il processo contro i poliziotti, agenti della penitenziaria e medici responsabili delle torture fisiche e morali infitte ai manifestanti contro il G8 del 2001 a Genova, all&#8217;interno della caserma Bolzaneto, utilizzata come lager di detenzione provvisorio secondo i piani di sicurezza di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><strong><a href="http://www.10x100.it/wp-content/uploads/2013/06/bolzaneto_328.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1166" alt="bolzaneto_328" src="http://www.10x100.it/wp-content/uploads/2013/06/bolzaneto_328-292x300.png" width="292" height="300" /></a>Il 14 giugno prossimo</strong> si concluderà davanti alla  Corte di Cassazione di Roma il processo contro i poliziotti, agenti della penitenziaria e medici responsabili delle torture fisiche e morali infitte ai manifestanti contro il G8 del 2001 a Genova, all&#8217;interno della caserma Bolzaneto, utilizzata come lager di detenzione provvisorio secondo i piani di sicurezza di quel vertice del G8.</p>
<p>In quel carcere improvvisato, 250 manifestanti trascorsero quattro giornate infernali, chiusi in cella, senza possibilità di avvisare avvocati o parenti, sottoposti ad ogni genere di vessazione e tortura.</p>
<p>Nel processo, sono 44 gli imputati coinvolti, tra medici, agenti di polizia penitenziaria, poliziotti. Solo sette sono stati riconosciuti penalmente responsabili perché per gli altri i reati sono stati prescritti. Per tutti, resta la responsabilità civile nei confronti delle attiviste e degli attivisti massacrati nel lager di Bolzaneto. I sette poliziotti già condannati in appello sono l&#8217;assistente capo della polizia Massimo Luigi Pigozzi, gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia, il medico Sonica Sciandra e gli ispettori di polizia Matilde Arecco, Matio Turco e Paolo Ubaldi.</p>
<p>Gli imputati sono stati tutti condannati per lesioni personali, con pene che vanno da 1 anno a 3 anni e 2 mesi.</p>
<p>Quello di Bolzaneto è l&#8217;ultimo dei processi dopo Genova ad arrivare a chiusura, dopo quello per le brutalità commesse all&#8217;interno della scuola Diaz e  quello contro i 10 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio.</p>
<p>Ancora una volta, come accaduto già per la sentenza Diaz, si omette di considerare l&#8217;intera catena di comando che a Genova, in quei giorni di luglio del 2001, decise di trasformare la città in un immenso laboratorio repressivo. Da allora infatti decine sono state le morti nelle caserme, nei commissariati e nelle strade, omicidi e sevizie commesse da esponenti delle forze dell&#8217;ordine, forti di 12 anni di impunità e la recente sentenza Cucchi ne è dimostrazione. Questo mentre tre persone sono in carcere e una ai domiciliari per essere stati condannati per i reati di devastazione e saccheggio durante quelle giornate di Genova.  Perché in questo paese una vetrina vale più di una vita umana.</p>
<p><strong>Venerdi dalla mattina saremo a Piazza Cavour a seguire la Cassazione per le torture di Bolzaneto.</strong></p>
<p>Perché Genova non è finita</p>

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		<title>Dal G8 al Ministero di Giustizia: la carriera del generale Bruno Pelliccia, prescritto per le violenze a Bolzaneto</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2012 07:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolzaneto]]></category>
		<category><![CDATA[14 novembre]]></category>
		<category><![CDATA[bolzaneto]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Pelliccia]]></category>
		<category><![CDATA[MInistero Grazie e Giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Genova 24 E’ uno degli agenti e funzionari prescritti in appello per le violenze all’interno della Caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001 l’attuale direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia a Roma. Si tratta del generale della polizia penitenziaria Bruno Pelliccia, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><a href="http://www.genova24.it/2012/11/dal-g8-al-ministero-di-giustizia-la-carriera-del-generale-bruno-pelliccia-prescritto-per-le-violenze-a-bolzaneto-42889/" target="_blank">Da Genova 24</a></p>
<p><strong>E’ uno degli agenti e funzionari prescritti in appello per le violenze all’interno della Caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001 l’attuale direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia a Roma.</strong></p>
<p>Si tratta del generale della polizia penitenziaria Bruno Pelliccia, 51 anni, il cui nome è balzato alla cronache in questi giorni, dopo un video pubblicato da Repubblica.it ha ipotizzato che sul corteo degli studenti romani di mercoledì scorso fossero stati tirati lacrimogeni direttamente dalle finestre del Ministero di Giustizia, ipotesi che ha provocato sgomento ma anche una buona dose di ironia come si vede dai finti cartelli stradali “Piovono lacrimogeni”, attaccati in tutta via Arenula da un gruppo di artisti.</p>
<p>Ma se, sul punto, sia il generale Pelliccia (che in pratica comanda gli agenti della penitenziaria a guardia del Ministero) sia le indagini affidate dal ministro Severino al Racis dei Carabinieri, sembrano escludere che i lacrimogeni siano davvero stati lanciati dall’alto, la vera notizia è che, ancora una volta, un ufficiale condannato (prescritto) per le violenze al G8 di Genova, ha fatto nel frattempo carriera.<span id="more-1052"></span></p>
<p>Pelliccia era infatti capitano del disciolto corpo degli agenti di custodia nelle giornate del G8 del 2001. E’ stato assolto in primo grado, ma dichiarato in secondo grado responsabile civilmente in quanto i reati per i quali è finito a processo (abuso d’ufficio e abuso d’autorità contro persone arrestate e detenute) sono stati nel frattempo dichiarati prescritti. Stessa (buona) sorte per il collega di pari grado Ernesto Cimino, anche lui condannato (prescritto) in appello e anche lui nominato generale lo stesso giorno, il 26 gennaio 2011.</p>
<p>La sentenza emessa dalla Corte di Appello di Genova il 5 marzo 2010 contiene 44 condanne (in primo grado erano 15) a carico di medici infermieri, poliziotti e agenti di polizia penintenziaria, anche se i reati sono caduti quasi tutti in prescrizione.</p>
<p>Condanne che devono passare ancora al vaglio della Cassazione, che si pronuncerà il prossimo maggio. La promozione a generale risale al gennaio 2011 e il nuovo prestigioso incarico a Direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia è del 22 febbraio di quest’anno, dopo quindi la sentenza della Corte di appello di Genova che sancisce, anche se non in via definitiva, la responsabilità civile dell’attuale generale.</p>
<p>“Sono allibito da questa notizia – dice l’avvocato Riccardo Passeggi, che difende alcune dell vittime di Bolzaneto – perché prescrizione non significa assoluzione: se queste condanne, come ci auguriamo, saranno confermate in Cassazione queste persone dovranno risarcire le vittime, e nel frattempo fanno carriera”.</p>
<p>“Mentre gli ufficiali condannati a risarcire le vittime vengono promossi – aggiunge Emanuele Tambuscio anche lui legale di parte civile – il Ministero della Giustizia e quello degli Interni non hanno ancora versato un euro per risarcire le vittime, come stabilito già nel 2008 dalla sentenza di primo grado” .</p>
<p id="authorsingle">Katia Bonchi</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Bolzaneto e Ponte Galeria i personaggi sono sempre gli stessi</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 13:39:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Massimo Pigozzi]]></category>
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		<category><![CDATA[tortura]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuiamo a parlare di Genova di quello che successe in quel luglio del 2001 quando venne ucciso Carlo Giuliani, quando fu aperto quel luogo di tortura chiamato Bolzaneto. Di quelle giornate a pagare sono 10 persone, compagne e compagni accusati di devastazione e saccheggio che hanno preso dai 7 ai 14 anni di carcere. Due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p>Continuiamo a parlare di Genova di quello che successe in quel luglio del 2001 quando venne ucciso Carlo Giuliani, quando fu aperto quel luogo di tortura chiamato Bolzaneto. Di quelle giornate a pagare sono 10 persone, compagne e compagni accusati di devastazione e saccheggio che hanno preso dai 7 ai 14 anni di carcere. Due di loro si trovano rinchiusi a Perugia e a Milano mentre i torturatori continuano a torturare e a far carriera nella polizia. Proponiamo questo articolo preso dal blog <a href="http://laparoladegliultimi.blogspot.it/2010/08/angela-racconta-cosa-significa-vivere.html" target="_blank">laparoladegliultimi</a> che ci ricorda chi era ed è <a href="http://www.liquida.it/massimo-pigozzi/" target="_blank">Massimo Pigozzi</a>, <a href="http://www.onemoreblog.it/archives/009557.html" target="_blank">presente</a> a Genova, a Bolzaneto e nel lager per migranti senza documenti Ponte Galeria, condannato recentemente per <a href="http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/d0840ea3c3141156c1264220fa485256.pdf" target="_blank">stupro</a>. Ci soffermiamo su di lui non perchè pensiamo sia la solita mela marcia. Episodi di stupro, violenze, abusi è ormai risaputo sono l&#8217;ordinario in caserme, cie e carceri. Quello che ci preme è continuane a ricordare e voler sapere se questo personaggio è ancora nella polizia. Così come dovrebbero essere stati sospesi Gratteri e Luperi condannati per i fatti della Diaz, i cui nomi invece troviamo ancora nelle cronache. <strong>11 anni sono passati da quel luglio del 2011 e la storia è sempre la stessa i compagni e le compagne in galera e questi personaggi a far carriera.</strong></p>
<h3>Angela racconta cosa significa vivere in un lager di stato</h3>
<div id="post-body-192706407885168072">Le persone che conoscono direttamente i Cie (centri di identificazione ed espulsione) e non si esprimono per sentito dire, hanno imparato che non sono luoghi dove poter fantasticare a occhi aperti. Anzi, sanno benissimo che sono posti dove i sogni vengono spezzati e dove si puo’ incontrare una delle più crudeli realtà del XXI secolo. E’ un accumulo di esseri umani, gettati in una fogna, dove ogni diritto è sospeso.Lo sa benissimo <strong>Miguel</strong>, che afflitto dalla disperazione, <strong>ingoia due pile e della candeggina</strong>. Non riesce a sopportare di sottovivere in prigione, senza aver commesso nessun reato. Compie un atto estremo e spera che qualcuno si accorga di lui, della sua storia, delle sue aspirazioni spezzate. Eppure, le istituzioni chiamano “<strong>ospiti</strong>” le persone che entrano all’interno di questi centri. Qualcuno si sorprende quando vengono chiamati <strong>Lager di stato</strong>. Qualcun’altro non resta turbato quando viene a conoscenza di storie raccapriccianti, perché sa cosa succede all’interno di quelle celle e qualcun altro ancora, è indifferente e accetta quel che può subire una persona colpevole di non avere un documento a portata di mano.<span id="more-999"></span>Succede che più conosci quella realtà e più scopri racconti incredibili e persone che vogliono narrare le loro esperienze dirette, vissute da protagoniste all’interno di quelle gabbie. Ci sono i migranti reclusi (come Miguel, Adel, Elham, Joy ecc) che ti implorano a scrivere e raccontare di loro. Ma ci sono anche gli operatori spesso andati via dal centro disumano e che vogliono raccontare le atrocità subite dai migranti.<strong>NON GRADITA A PONTE GALERIA</strong>Molte volte gli operatori che lavorano nei vari Cie d’Italia mi chiedono di mantenere segreta la loro identità per paura di perdere il posto di lavoro o per il timore di essere perseguitati. Questa volta, ci sono Nomi e cognomi. “Puoi fare tranquillamente il mio nome e anche il cognome se vuoi, io dico solo la verità” dice Angela, quando gli chiedo se vuole che la sua identità venga svelata.<strong>Angela Bernardini</strong>, ha lavorato nel Lager romano di <strong>Ponte Galeria</strong> con la <strong>CRI </strong>dal 1998 al 1999, con varie mansioni: segreteria, logistica, ambulatorio. Come un fiume in piena mi ha raccontato ciò che succedeva all’interno di quel centro disumano sempre esaurito e stracolmo di persone.</p>
<p>“All&#8217;epoca &#8211; racconta Angela Bernardini &#8211; non esistevano nè regole, nè tanto meno diritti, almeno non codificati da un regolamento. I reclusi andavano a fortuna, secondo chi era di turno nei vari settori di competenza o delle forze dell’ordine”. Vi era una estrema difficoltà ad avere colloqui con gli avvocati e con i familiari. Tutto ciò che avevano, quando venivano portati al centro, era sequestrato e custodito in alcune cassette. “Non so se quando uscivano i militari ridavano loro esattamente ciò che avevano all&#8217;inizio della detenzione” dice l’ex operatrice di Ponte Galeria.</p>
<p>“<strong>Ho sempre cercato la vicinanza umana con i detenuti</strong>, volevo conoscere le loro storie, sapere della loro vita, aiutarli a restare persone”, perché spesso come mi hanno raccontato molti ragazzi reclusi in un Cie, è difficile restare se stessi, quando esci da quell’inferno cambi. “Io voglio restare me stesso, spero di farcela” mi diceva Miguel prima di essere espulso.</p>
<p>“Mi ero conquistata la loro fiducia ed il loro rispetto”, tanto che in un’occasione, Angela, è riuscita ad impedire una rivolta e in un’altra addirittura volevano fare lo sciopero della fame per lei. Era accaduto che in mensa un detenuto, “forse impazzito per davvero o forse per finta, <strong>mi ha mollato un cazzotto sulla fronte</strong>”, lasciando Angela stordita e dolorante. “Questo poveraccio – racconta l’ex volontaria della CRI &#8211; successivamente <strong>è stato massacrato di botte dai poliziotti</strong>, malgrado i miei tentativi di impedirlo”. Secondo Angela a condurre il pestaggio fu Massimo Pigozzi, che è uno dei tanti che parteciparono al pestaggio di Bolzaneto, durante il g8 del 2001, secondo le indagini condotte avrebbe dilaniato una mano ad una ragazza, divaricando le dita fino a quando la pelle si è lacerata. Secondo le agenzie di stampa, Picozzi è stato accusato anche di aver violentato nel 2005 alcune prostitute romene nella camera di sicurezza della Questura di Genova. Per precauzione, il comandante aveva deciso che per un pò Angela non entrasse in contatto con gli “ospiti” e proprio per questo motivo, <strong>i detenuti, “si sono rifiutati di andare alla mensa se non ci fossi stata io</strong>”.</p>
<div><strong>ABUSI E LE VIOLENZE SNERVANTI</strong><strong>Era scomoda Angela,</strong> troppo umana per il potere che cinicamente deve dettare legge e impedire che uscissero fuori le vicende. <strong>La sua &#8220;confidenza&#8221; non piaceva</strong> nè ai responsabili della CRI, nè a quelli delle forze dell’ordine. “<strong>Mi spiavano</strong>, mi controllavano, mi seguivano per vedere se passavo loro droga o facevo favori sessuali”. Forse anche per trovare un pretesto e poi chiedere il suo silenzio ricattandola, chissà.Ma ad abusare sessualmente delle detenute erano altri racconta Angela: “ S<strong>o che alcuni militari, e anche qualche volontario, in cambio di sigarette e schede telefoniche avevano rapporti sessuali con viados e prostitute</strong>”. Spesso, all’interno del centro, si trovavano preservativi usati che certamente i detenuti non potevano avere con se, “come non erano certo i detenuti a far entrare la droga. Io stessa ho tirato fuori da un bagno un ragazzo in overdose”. <strong>C’era sempre qualcuno che abusava della loro debolezz</strong>a e chi pagavano erano sempre le donne, con le “normali” prestazioni sessuali.Angela comprava le sigarette ai detenuti, ma senza chiedere nulla in cambio. “A volte non potevo dar loro il cambio della biancheria intima”, entravano e uscivano praticamente sempre con quello che avevano addosso al momento del fermo. “<strong>Chi protestava veniva sedato, spesso con le botte e messo in isolamento in una stanza priva di tutto</strong>”.Un giorno, Angela accompagna con l’ambulanza all&#8217;ospedale <strong>San Camillo</strong> un ragazzo che aveva dei gravi problemi di autolesionismo. “Io riuscii a convincerlo ed entrai in ambulanza con lui, malgrado non fossi di turno in ambulatorio”. Il <strong>ragazzo, aveva una lametta nascosta in bocca</strong>e avrebbe potuto fare del male a se stesso e ad Angela, ma con calma l’ex operatrice, cercò di farsi dare la lametta dal detenuto. Al rientro al CPT, “<strong>mi beccai una grande lavata di testa dal comandante e dopo due giorni, </strong>ricevetti una telefonata dal responsabile del mio gruppo, che mi diceva che<strong> non dovevo più presentarmi al Centro, perchè non gradita</strong>”.Sono seguiti giorni da incubo, “ho cercato di parlare con tutti i vertici della CRI, ma non ci sono riuscita. Mi avevano creato intorno un muro impenetrabile. <strong>Alla fine, mi hanno costretto ad andarmene, in quanto sottoposta ad un mobbing continuo</strong>”.</p>
<p><strong>FACCETTA NERA</strong></p>
<p>Un giorno, uno come tanti, verso l’ora di pranzo, Angela racconta che mentre alcuni internati uscivano dalla sala mensa, altri invece si erano intrattenuti ai tavoli per scambiare qualche parola tra loro. Improvvisamente, &#8220;<strong>dagli altoparlanti presenti nella sala, si sono diffuse ad alto volume, le note di Faccetta nera</strong>”. Tra il poco stupore degli ospiti, “che quasi certamente non conoscevano quella marcetta” e lo sconcerto tra i volontari in servizio, le note ad alto volume continuavano a cantare tra le risate dei militari.</p>
<p>Angela, chiese dove fosse la centrale che governava gli altoparlanti, e “mi è stato risposto che era il posto di polizia, sito al secondo cancello di ingresso, quello che conduceva fisicamente dentro il corpo vivo del lager”.</p>
<p>Senza pensarci due volte, Angela si è precipitata verso il posto di polizia: “c’era un poliziotto con davanti a sè un mangianastri e la custodia di una cassetta dal titolo inequivocabile: Inni e canti del Ventennio”. Angela chiese al giovane poliziotto se si rendeva conto di quello che stava facendo, “non solo offendeva i reclusi, ma stava commettendo anche il reato di apologia di fascismo”.</p>
<p>Incurante di tutto ciò e del potere conferitogli dallo Stato, sorrise e in maniera ironica “ha preso la cassetta dal mangianastri, l’ha riposta e ne ha presa un’altra, dicendomi: ma io stavo mettendo Baglioni”. Con coraggio Angela f<strong>ece rapporto al funzionario di PS responsabile </strong>e il poliziotto fu successivamente allontanato dal CPT, ma “<strong>per molto tempo sono stata guardata malissimo da tutti i vari addetti delle forze dell&#8217;ordine</strong>”.</p>
<p>Oggi, al Cie di Ponte Galeria non c’è più la CRI, ma la Cooperativa<strong>auxilium</strong>. “Da quello che leggo, non mi pare che le cose siano migliorate&#8221;. E effettivamente non lo sono davvero. &#8220;Stare a Ponte Galeria mi ha cambiato per sempre la vita” parola di Angela.</p>
<div></div>
<div><strong>Andrea onori</strong></div>
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