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	<title>10x100.it &#187; admin</title>
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	<description>G8Genova 2001 non è finita! dieci, nessun@, trecentomila</description>
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		<title>Cosa resta per i giovani? Devastazione e saccheggio</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 08:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[devastazione e saccheggio]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziano Trobia]]></category>

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		<description><![CDATA[da Micromega Bisogna sempre essere cauti di fronte al mare di numeri e statistiche che vengono snocciolati quotidianamente. Spesso vengono manipolati con cura ed utilizzati come specchietto per le allodole, quasi sempre vengono taciuti quelli più scomodi e ne vengono scelti con attenzione altri, per legittimare o delegittimare scelte prese o mancate. Proviamo a fare un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><a href="http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/16/tiziano-trobia-cosa-resta-per-i-giovani-devastazione-e-saccheggio/" target="_blank"></p>
<h2 id="post-7028">da Micromega</h2>
<p></a></p>
<div>
<p>Bisogna sempre essere cauti di fronte al mare di numeri e statistiche che vengono snocciolati quotidianamente. Spesso vengono manipolati con cura ed utilizzati come specchietto per le allodole, quasi sempre vengono taciuti quelli più scomodi e ne vengono scelti con attenzione altri, per legittimare o delegittimare scelte prese o mancate. Proviamo a fare un gioco questa volta: utilizziamo dei dati molto interessanti, forniti da alcune ricerche uscite negli ultimi giorni rispetto alla condizione giovanile sul mercato del lavoro, ed affianchiamo questi numeri a delle immagini, delle evocazioni che compaiono nella mente di chi quelle statistiche le conosce bene, vivendole sulla pelle giorno dopo giorno.<span id="more-1070"></span></p>
<p>Una ricerca targata Sapienza e Ministero del Lavoro ha passato al setaccio 47mila posizioni destinate a 12mila laureati nell’anno accademico 2008/2009, di primo e di secondo livello: nel migliore dei casi, cioè circa uno su dieci,  il primo contratto di lavoro offerto supera i 12 mesi. In quasi tutti gli altri casi, circa uno su due, i contratti offerti ai giovani laureati di questo paese non superano i 7 giorni. In un caso su quattro invece si fa fatica ad arrivare alla soglia dei 4 mesi. In media a distanza di tre anni dalla laurea vengono firmati circa 5o contratti. I contratti atipici rappresentano l’82% dei rapporti lavorativi sottoposti ai neolaureati, “in linea con il mercato del lavoro” si aggiunge nel testo che approfondisce la ricerca.</p>
<p>Quasi contemporaneamente a quello della Sapienza sono usciti altri due rilevamenti: il primo è dell’Istat e conferma il tasso di disoccupazione generale all’11% e un’incidenza giovanile su questa percentuale del 37% ( tasso più alto di sempre), il secondo è uno studio della Commissione europea su impiego e sviluppo sociale nel 2012, che mette l’Italia tra i paesi a rischio “trappola della povertà”. In poche parole ci sono circa 641 mila giovani in cerca di lavoro, in un paese in cui “ c’è un alto rischio di entrare in uno stato di povertà e poche possibilità di uscirne”.</p>
<p>Bisogna cercare tra le molte immagini che vengono in mente prima di trovare quella più adatta, quella che maggiormente riesce a dipingere questa situazione. La migliore che mi viene in mente è senza dubbio quella della devastazione e del saccheggio. E’ la devastazione del mercato del lavoro e  il saccheggio del futuro di migliaia di giovani. Dietro alle rilevazioni numeriche c’è una generazione costretta ad imparare a memoria un nuovo dizionario: flessibilità a tutti i costi, bisogna essere sempre pronti ed essere i migliori per poter cogliere le splendide occasioni che ti si presenteranno.</p>
<p>I contratti firmati saranno anche “atipici”, ma bisogna essere all’altezza della nuova scena produttiva. E poi sai che noia i contratti “tipici”, quelli monotoni, quelli conquistati con le battaglie del movimento operaio e dai lavoratori negli anni 70. La “prestazione occasionale” poi è una vera risorsa, lavori ogni tanto così hai più tempo a disposizione e puoi gestirlo in autonomia. E  per fortuna il mondo è pieno di aziende virtuose come il McDonald, fiore all’occhiello che offre lavoro a decine di migliaia di giovani italiani, come recita la pubblicità.</p>
<p>Devastazione e saccheggio è un’immagine sempre più nitida dentro l’impossibilità di scegliere percorsi e costruire progetti, dentro la scena di una precarietà che sfianca e rende tutti meno liberi e più ricattabili. Saccheggiata ogni risorsa, ogni opzione ed ogni aspirazione, devastati i rapporti tra le persone, messe in competizione per le briciole.</p>
<p>E’ uno scenario che rende bene il deserto quello della devastazione e del saccheggio: uno scenario tetro a cui  giovani e meno giovani hanno cominciato a ribellarsi e continuano a farlo. I movimenti studenteschi di questi anni, le esperienze organizzative e di mutuo soccorso dei giovani precari, dei lavoratori cassaintegrati e licenziati in tronco, gli ambulatori autogestiti e gli edifici abbandonati che vengono occupati. Non ha sortito gli effetti desiderati questa continua devastazione, questo saccheggio che non conosce limiti: per questo forse bisogna fare un passo in più. Devastazione e saccheggio oltre ad essere una evocazione potente di quello che ci circonda è un reato che arriva direttamente dal codice Rocco, il codice penale fascista ancora in vigore nel nostro paese.</p>
<p>Grazie a questa particolare norma giuridica è possibile infliggere condanne che vanno dagli 8 ai 15 anni senza dover materialmente provare una condotta criminosa. E’ sufficiente trovarsi in un luogo dove ci sono dei disordini, venire fotografati o riconosciuti, sorridere o dimostrare “empatia” nei confronti di quello che accade. E’ accaduto nel processo per il g8 di Genova, sta accadendo ora con frequenza sempre più allarmante.</p>
<p>Ultimamente si è fatto un gran ricorso a questo capolavoro penale e a molti altri, proprio contro i movimenti sociali che si sono opposti alla devastazione e al saccheggio di cui si parlava prima. Denunce di ogni tipo, arresti e carcerazioni preventive, obblighi di firma e di dimora nei confronti di chi ha provato a costruire strade alternative dentro la crisi: basta un magistrato zelante e il gioco è fatto, proprio come quelli che sono scesi in politica e si sfidano a colpi di giustizia e legalità. Quelli per cui “non devi avere nemmeno una multa se vuoi candidarti”, quelli che ora devono in prima persona presidiare le istituzioni democratiche, quelli che a volte si dichiarano al fianco dei giovani, delle loro aspirazioni e delle loro giuste rivendicazioni, quelli garantisti e pronti a schierarsi contro abusi e soprusi.</p>
<p>Non si può sempre dire tutto e il contrario di tutto: sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i magistrati-politici del trattamento di favore riservato ai movimenti in questi anni, delle decine di provvedimenti fantasiosi e persecutori, ma temo di conoscere la risposta. Legalità, giustizia, forme civili della protesta. E intanto prosegue inesorabile la devastazione e il saccheggio del nostro futuro, al quale una generazione intera ha già deciso di non arrendersi. Cortei selvaggi, occupazioni di case o di strade, scioperi e picchetti sono pratiche di lotta o fattispecie penali? Chi tentenna davanti a questa domanda è decisamente fuori strada.</p>
<p><strong>Tiziano Trobia</strong></p>
</div>

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		<title>Lettera di Davide Rosci su devastazione e saccheggio</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 12:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[devastazione e saccheggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando sono stato arrestato il 20 aprile scorso, dissi che ero sereno; ciò che mi portava ad esserlo era la fiducia che riponevo nella giustizia, la consapevolezza che gli inquirenti non avessero in mano niente di compromettente e la percezione che, nonostante il grande clamore creato ad hoc dai mass-media, il processo fosse equo ed imparziale, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p>Quando sono stato <a href="http://www.osservatoriorepressione.org/2012/04/arresti-15-ottobre-lettera-aperta-di.html">arrestato il 20 aprile scorso</a>, dissi che ero sereno; ciò che mi portava ad esserlo era la fiducia che riponevo nella giustizia, la consapevolezza che gli inquirenti non avessero in mano niente di compromettente e la percezione che, nonostante il grande clamore creato ad hoc dai mass-media, il processo fosse equo ed imparziale, così come previsto dalla legge.<br />
Mi sbagliavo! Ieri ho visto la vera faccia della giustizia italiana, quella manipolata dai poteri forti dello stato, quella che si potrebbe tranquillamente definire sommaria. Una giustizia che mi condanna a pene pesantissime, leggete bene, solo per esser stato fotografato nei pressi dei luoghi dove avvenivano gli scontri. Avete capito bene, ieri sono stato punito non perché immortalato nel compiere atti di violenza o per aver fatto qualcosa vietato dalla legge, ma per il semplice fatto che io fossi presente vicino al blindato che prende fuoco.<br />
Non tiro una pietra, non rompo nulla, non mi scaglio contro niente di niente. Mi limito a guardare il mezzo in fiamme in alcune scene, e in un’altre ridere di spalle al suddetto.<br />
Tali “pericolosi” atteggiamenti, mi hanno dapprima fatto guadagnare gli arresti domiciliari (8 mesi) ed ora anche una condanna (6 anni) che definirla sproporzionata sarebbe un eufemismo.<br />
Permettetemi allora di dire che la giustizia fa schifo, così come fa schifo questo “sistema” che, a distanza di anni e anni, dopo una lotta di liberazione, concede ancora la possibilità ai giudici di condannare gente utilizzando leggi fasciste. Si, devastazione e saccheggio è una legge di matrice fascista introdotta dal codice Rocco nel 1930, che viene sempre più spesso riesumata per punire dissidenti e oppositori politici solo perché ritenuti scomodi e quindi da annientare.<br />
Basta! Non chiedetemi di starmi zitto e accettare in silenzio tutto ciò, consentitemi di sfogarmi contro questo sistema marcio, che adotta la mano pesante contro noi poveri cristi e che invece chiude gli occhi dinanzi a fatti ben più gravi come il massacro della Diaz a Genova e i vari omicidi compiuti dalle forze dell’ordine nei confronti di persone inermi come Cucchi, Aldrovandi, Uva e molti altri ancora.<br />
Non posso accettarlo! Grido con tutta la voce che ho in corpo la mia rabbia a questo nuovo regime fascista che mi condanna ora a Roma per aver osservato un blindato andare in fiamme e che ora mi accusa di associazione a delinquere a Teramo, solo per non aver mai piegato la testa.<br />
Non mi resta altro che percorrere la via più estrema per far sì che nessun’altro subisca quello che ho dovuto subire io e pertanto così come fece Antonio Gramsci, durante la prigionia fascista, anche io resisterò fino allo stremo per chiedere l’abolizione della legge di devastazione e saccheggio, la revisione del codice Rocco e che questo sistema repressivo venga arginato.<br />
Comunico pertanto che da oggi intraprenderò lo sciopero della fame e della sete ad oltranza fino a quando non si scorgerà un po’ di luce in fondo a questo tunnel eretto e protetto dai soliti noti.<br />
Concludo nel ringraziare i mie fratelli Antifascisti, i splendidi ragazzi della Est, i firmatari del Comitato Civile, i tantissimi che mi hanno dimostrato solidarietà in questi mesi e soprattutto quanti appoggeranno questa battaglia.<br />
Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere!<br />
<strong>Rosci Davide<br />
</strong><em> </em></p>

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		<title>15 ottobre: chiesti otto anni di carcere e 2 milioni di risarcimento per 5 teramani</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 08:59:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
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		<description><![CDATA[Da cityrumors Otto anni di reclusione e un risarcimento danni per oltre 2miliono di euro. E&#8217; questa la richiesta presentata oggi, alla procura di Teramo, nei confronti dei cinque teramani accusati di aver partecipato agli scontri a Roma, il 15 ottobre del 2011, con le forze di polizia. Per la procura romana i 5 teramani [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><a href="http://www.cityrumors.it/teramo/cronaca/scontri-a-roma-otto-anni-di-carcere-e-2milioni-di-risarcimento-per-5-teramani-54542.html#.UMZaBoMalzo" target="_blank">Da cityrumors</a></p>
<p><strong>Otto anni di reclusione e un risarcimento danni per oltre 2miliono di euro</strong>. E&#8217; questa la richiesta presentata oggi, alla procura di Teramo, nei confronti dei cinque teramani accusati di aver partecipato agli scontri a Roma, il 15 ottobre del 2011, con le forze di polizia.</p>
<p>Per la procura romana i 5 teramani devono rispondere di<strong> resistenza pluriaggravata, devastazione e saccheggio</strong>.Il Comune di Roma ha chiesto 900mila euro per i danni alla città, l&#8217;Ama (l&#8217;azienda della nettezza urbana) 300mila per i cassonetti, l&#8217;Atac (trasporti pubblici urbani) 500mila, l&#8217;Avvocatura dello Stato ha chiesto al giudice di quantificare il danno ricevuto dalle forze dell&#8217;ordine, mentre il difensore del carabinieri ferito e fuggito dal blindato in fiamme, ha avanzato richiesta di 50mila euro a testa per i cinque imputati. La sentenza è attesa per gennaio.</p>

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		<title>Genova 2001, l&#8217;ex questore Colucci condannato a 2 anni e 8 mesi</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 08:53:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Colucci]]></category>

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		<description><![CDATA[da globalist Arriva una sentenza importante nei processo a proposito della &#8220;macelleria messicana&#8221; di Geova 2001 e della Diaz, dove molti ragazzi arrivati nella città italiana per contestare il G8 furono pestati dalle forze dell&#8217;ordine. Questa la pena inflitta stamani a Genova all&#8217;ex questore Francesco Colucci è stata comminata lapena di 2 anni e 8 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><a href="http://www.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=37079&amp;typeb=0" target="_blank">da globalist</a></p>
<p>Arriva una sentenza importante nei processo a proposito della &#8220;macelleria messicana&#8221; di Geova 2001 e della Diaz, dove molti ragazzi arrivati nella città italiana per contestare il G8 furono pestati dalle forze dell&#8217;ordine.<br />
Questa la pena inflitta stamani a Genova all&#8217;ex questore <strong>Francesco Colucci</strong> è stata comminata lapena di 2 anni e 8 mesi. Il pm Enrico Zucca aveva chiesto tre anni. Colucci era accusato di falsa testimonianza nel processo sulla Diaz.<span id="more-1057"></span><br />
Colucci è stato condannato per avere detto il falso e aver cercato di coprire gli allora vertici della polizia e in particolare l&#8217;ex capo Gianni De Gennaro, assolto in via definitiva il 22 novembre 2012 dall&#8217;accusa di aver indotto il dirigente a mentire durante il processo.<br />
Secondo l&#8217;accusa, Francesco Colucci, il 3 maggio 2007, sentito come teste, avrebbe riferito circostanze non vere. Avrebbe ritrattato, nello specifico, la dichiarazione ai pm sulla presenza di Roberto Sgalla, nel 2001 responsabile delle relazioni con la stampa, alla Diaz: Sgalla sarebbe stato presente su ordine di De Gennaro. Inoltre Colucci aveva indicato come responsabile nell&#8217;operazione alla Diaz il collega Lorenzo Murgolo, la cui posizione era stata già archiviata, altra circostanza smentita dai testimoni.</p>
<p>&#8221;Questoè un processo che ci ha abituati a ribaltamenti continui e che consiglia di proseguire nelle fasi ulteriori del giudizio, andando se del caso anche davanti alla Cassazione &#8211; hanno commentato i legali di Colucci, Maurizio Mascia e Gaetano Velle -, che si è già espressa nel senso dell&#8217;insussistenza di tre dei profili di falso contestati pronunciandosi nel processo a carico di Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola&#8221;.<br />
<strong>Gianni De Gennaro</strong>, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi, era stato imputato insieme all&#8217;ex capo della Digos di Genova, Spartaco Mortola, per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti di Colucci. Entrambi erano stati assolti in primo grado, condannati in appello, assolti in Cassazione.<br />
Per l&#8217;avvocato di parte civile Emanuele Tambuscio la sentenza di oggi &#8221;è molto importante perché sancisce che nel processo Diaz c&#8217;è stata un&#8217;opera di grande inquinamento probatorio da parte di un alto funzionario di polizia&#8221;. Uno dei legali della Associazione Giuristi Democratici, Emilio Robotti, si è detto &#8221;molto soddisfatto per una sentenza che già in primo grado riconosce la falsa testimonianza&#8221;.</p>

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		<title>Dal G8 al Ministero di Giustizia: la carriera del generale Bruno Pelliccia, prescritto per le violenze a Bolzaneto</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2012 07:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolzaneto]]></category>
		<category><![CDATA[14 novembre]]></category>
		<category><![CDATA[bolzaneto]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Pelliccia]]></category>
		<category><![CDATA[MInistero Grazie e Giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Genova 24 E’ uno degli agenti e funzionari prescritti in appello per le violenze all’interno della Caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001 l’attuale direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia a Roma. Si tratta del generale della polizia penitenziaria Bruno Pelliccia, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><a href="http://www.genova24.it/2012/11/dal-g8-al-ministero-di-giustizia-la-carriera-del-generale-bruno-pelliccia-prescritto-per-le-violenze-a-bolzaneto-42889/" target="_blank">Da Genova 24</a></p>
<p><strong>E’ uno degli agenti e funzionari prescritti in appello per le violenze all’interno della Caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001 l’attuale direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia a Roma.</strong></p>
<p>Si tratta del generale della polizia penitenziaria Bruno Pelliccia, 51 anni, il cui nome è balzato alla cronache in questi giorni, dopo un video pubblicato da Repubblica.it ha ipotizzato che sul corteo degli studenti romani di mercoledì scorso fossero stati tirati lacrimogeni direttamente dalle finestre del Ministero di Giustizia, ipotesi che ha provocato sgomento ma anche una buona dose di ironia come si vede dai finti cartelli stradali “Piovono lacrimogeni”, attaccati in tutta via Arenula da un gruppo di artisti.</p>
<p>Ma se, sul punto, sia il generale Pelliccia (che in pratica comanda gli agenti della penitenziaria a guardia del Ministero) sia le indagini affidate dal ministro Severino al Racis dei Carabinieri, sembrano escludere che i lacrimogeni siano davvero stati lanciati dall’alto, la vera notizia è che, ancora una volta, un ufficiale condannato (prescritto) per le violenze al G8 di Genova, ha fatto nel frattempo carriera.<span id="more-1052"></span></p>
<p>Pelliccia era infatti capitano del disciolto corpo degli agenti di custodia nelle giornate del G8 del 2001. E’ stato assolto in primo grado, ma dichiarato in secondo grado responsabile civilmente in quanto i reati per i quali è finito a processo (abuso d’ufficio e abuso d’autorità contro persone arrestate e detenute) sono stati nel frattempo dichiarati prescritti. Stessa (buona) sorte per il collega di pari grado Ernesto Cimino, anche lui condannato (prescritto) in appello e anche lui nominato generale lo stesso giorno, il 26 gennaio 2011.</p>
<p>La sentenza emessa dalla Corte di Appello di Genova il 5 marzo 2010 contiene 44 condanne (in primo grado erano 15) a carico di medici infermieri, poliziotti e agenti di polizia penintenziaria, anche se i reati sono caduti quasi tutti in prescrizione.</p>
<p>Condanne che devono passare ancora al vaglio della Cassazione, che si pronuncerà il prossimo maggio. La promozione a generale risale al gennaio 2011 e il nuovo prestigioso incarico a Direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Personale e della Vigilanza dell’Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia è del 22 febbraio di quest’anno, dopo quindi la sentenza della Corte di appello di Genova che sancisce, anche se non in via definitiva, la responsabilità civile dell’attuale generale.</p>
<p>“Sono allibito da questa notizia – dice l’avvocato Riccardo Passeggi, che difende alcune dell vittime di Bolzaneto – perché prescrizione non significa assoluzione: se queste condanne, come ci auguriamo, saranno confermate in Cassazione queste persone dovranno risarcire le vittime, e nel frattempo fanno carriera”.</p>
<p>“Mentre gli ufficiali condannati a risarcire le vittime vengono promossi – aggiunge Emanuele Tambuscio anche lui legale di parte civile – il Ministero della Giustizia e quello degli Interni non hanno ancora versato un euro per risarcire le vittime, come stabilito già nel 2008 dalla sentenza di primo grado” .</p>
<p id="authorsingle">Katia Bonchi</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>15 ottobre: sulle ordinanze di custodia cautelare</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 18:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[devastazione e saccheggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina il gip del Tribunale di Roma Riccardo Amoroso ha firmato cinque ordinanze di custodia cautelare per altrettanti manifestanti presenti a Roma il 15 ottobre dello scorso anno. Rischio di reiterazione del reato è la motivazione, probabilmente in vista delle numerose manifestazioni anche studentesche che stanno proseguendo in tutta italia. Due compagni sono agli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p><strong>Questa mattina</strong> il gip del Tribunale di Roma Riccardo Amoroso <strong>ha firmato cinque ordinanze di custodia cautelare</strong> per altrettanti manifestanti presenti a Roma <strong>il 15 ottobre dello scorso anno</strong>. Rischio di reiterazione del reato è la motivazione, probabilmente in vista delle numerose manifestazioni anche studentesche che stanno proseguendo in tutta italia.</p>
<p>Due compagni sono agli arresti domiciliari, uno di Savona e uno di Magenta (Milano, anche se si trova già in carcere), tre invece hanno gli obblighi di firma (2 a Roma e uno a Cosenza). <strong>I reati che gli vengono contestati</strong> insieme ai precedenti indagati in varie città d&#8217;Italia sono l&#8217;art. 419 devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Gli episodi  riguardano l&#8217;assalto all&#8217;ufficio postale di via Cavour, il danneggiamento del distributore del carburante ENI di Largo Corrado Ricci, delle vetrine dell&#8217;agenzia Man Power di via Labicana, della filiale della Banca Popolare del Lazio di via Merulana, l&#8217;incendio della caserma dell&#8217;Esercito e di quella della Guardia di Finanza di via Labicana. Da un minimo di 8 ad un massimo 15 anni di reclusione è la pena prevista per i reati di devastazione e saccheggio. Dopo la cassazione di luglio sui fatti di Genova 2001 che vede un compagno e una compagna in carcere, questo sembra oramai lo strumento normativo per reprimere il dissenso in piazza accanto alla resistenza pluriaggravata che prevede una pena che va da un minimo di 3 ad un massimo di 15 ani di reclusione.</p>
<p>I media continuano a parlare di anarchici e tifoserie violente senza rendersi conto che alla manifestazione del 15 ottobre 2011 era sceso in strada un movimento che si oppone a queste logiche economiche di sfruttamento. <strong>Si conferma una tendenza</strong> che è quella di elevare al massimo la repressione per i fatti di piazza per conseguire due obiettivi: dissuadere i cittadini dal partecipare alle proteste di piazza (le notifiche di questa mattina ne sono una conferma visto che in questi giorni le piazze sono piene di proteste soprattutto studentesche); convincere tutti e tutte coloro che vanno in piazza che bisogna protestare educatamente nei recinti e nei percorsi prestabiliti dalle forze di polizia.</p>

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		<title>G8-2001, Diaz: chiesti 3 anni per il questore del G8</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 10:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[diaz]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Colucci]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni De Gennaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Non risulta ancora uscita la sentenza.. di Checchino Antonini da Popoff Tre anni e senza attenuanti per aver mentito in Aula per “accomodare” la posizione del suo capo d’allora, il potentissimo Gianni De Gennaro. E’ arrivata oggi la richiesta di pena per l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, accusato di falsa testimonianza nell’ambito del processo per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p>Non risulta ancora uscita la sentenza..</p>
<p><strong>di Checchino Antonini <a href="http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=40809&amp;typeb=0&amp;Diaz-chiesti-3-anni-per-il-questore-del-G8" target="_blank">da Popoff</a></strong></p>
<p>Tre anni e senza attenuanti per aver mentito in Aula per “accomodare” la posizione del suo capo d’allora, il potentissimo Gianni De Gennaro. E’ arrivata oggi la richiesta di pena per l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, accusato di falsa testimonianza nell’ambito del processo per i fatti della scuola Diaz.<br />
A pronunciarla il pm Enrico Zucca, lo stesso pm che, assieme al collega Francesco Cardona Albini, ha avuto l’ardire di accusare i vertici della polizia per la mattanza di quella notte di luglio 2001 nel dormitorio dei no global che erano andati a Genova a contestare il G8.</p>
<p>L’ex questore Colucci, a capo in quei giorni della centrale operativa delle forze dell’ordine, avrebbe ritrattato in aula la sua testimonianza su diversi punti chiave della sanguinosa irruzione nella scuola Diaz, per la quale la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva per falso, calunnia e lesioni 25 funzionari di polizia.<span id="more-1047"></span></p>
<p>In un primo tempo, sia alla Commissione parlamentare conoscitiva (e non inquirente tanto che sia Colucci sia altri protagonisti di quei reati rilasciarono dichiarazioni piuttosto disinvolte), sia in un’audizione testimoniale ai pm del processo, Colucci avrebbe sostenuto che era stato il capo della Polizia De Gennaro a disporre la “perquisizione” e chiedere l’invio di Sgalla, capo ufficio stampa del Viminale, in via Battisti, prima dell’inizio dell’operazione. Durante l’udienza di primo grado, il 3 maggio 2007, invece, Colucci sostenne in aula che era stato lui stesso a mandare Sgalla alla Diaz. Avrebbe mentito anche sulla catena di comando indicando Murgolo (dirigente, digos Bologna, uomo di Andreassi, uno dei pochi archiviati) come l’uomo da lui stesso nominato. Ma, come precisa a Popoff, uno dei legali di parte civile, Emanuele Tambuscio, Murgolo era alla Diaz senza uomini solo come osservatore. In precedenza aveva negato l’esistenza di un coordinatore della spedizione alla Diaz.</p>
<p>Colucci avrebbe mentito, secondo Zucca, anche sulla telefonata tra Mortola e Kovac, uno dei responsabili del social forum, riferendo al tribunale che gli stessi promotori delle manifestazioni non sapevano chi stesse alla scuola. Anche rispetto alla perquisizione arbitraria del media center del social forum, Colucci non avrebbe detto il vero provando in Aula ad avallare la tesi dell’errore. Infine, a proposito delle modalità dell’irruzione, aveva detto agli inquirenti di essere stato pressato dai big del Viminale, Gratteri, Luperi, Caldarozzi (tutti condannati) e da La Barbera poi al processo aveva dirottato tutto sull’ormai defunto La Barbera.</p>
<p>«Durante il processo di primo grado c’è stata una corale opera di inquinamento delle prove» e «una promiscuità oscena tra alcuni testimoni e gli imputati», ha detto Zucca nella sua requisitoria. «Ributtante lo scorcio su quello che accadeva dietro le quinte del processo», ha aggiunto a proposito delle numerose intercettazioni telefoniche che rivelano i costanti contatti tra poliziotti imputati e alcuni colleghi o superiori testimoni del processo. Emanuele Tambuscio di Genova, Laura tartarini, Gilberto Pagani e Lea Sattizzo di Torino, legali delle parti civili, hanno chiesto la condanna di Colucci, il risarcimento dei danni morali e il pagamento per ciascuna parte di 5mila euro di provvisionale. L’avvocato Emilio Robotti, che assiste i giuristi democratici, ha chiesto la condanna di Colucci e il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.</p>
<p>Sulla sentenza potrebbe pesare l’assoluzione degli imputati “concorrenti” De Gennaro e Mortola, che – secondo i tribunali non avrebbero indotto l’ex questore, oggi prefetto in pensione, a dire bugie ma l’assoluzione cucita su misura per l’ex capo della polizia è arrivata prima che fosse definitiva la minuziosa ricostruzione dei fatti e delle responsabilità per ciò che accadde quella notte alla Diaz fornita dalla quinta sezione della Corte di Cassazione.</p>

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		<title>Quando la Severino elogia il codice Rocco</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2012 12:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[10x100]]></category>
		<category><![CDATA[codice Rocco]]></category>
		<category><![CDATA[Severino]]></category>

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		<description><![CDATA[di Checchino Antonini «Se da venticinque anni non si è provveduto ad abrogare il codice Rocco non è perché sia mancato il tempo necessario ma solo per una precisa volontà politica di mantenerlo in vigore al fine di utilizzare gli aspetti più repressivi, soprattutto contro le lotte popolari». Già nel 1971, i detenuti in rivolta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p>di Checchino Antonini</p>
<p>«Se da venticinque anni non si è provveduto ad abrogare il codice Rocco non è perché sia mancato il tempo necessario ma solo per una precisa volontà politica di mantenerlo in vigore al fine di utilizzare gli aspetti più repressivi, soprattutto contro le lotte popolari».<br />
Già nel 1971, i detenuti in rivolta alle Nuove di Torino denunciavano il contrasto tra lo spirito della Costituzione e il Codice Rocco e anche tra questo e la Convenzione internazionale dei Diritti dell&#8217;Uomo.<br />
Quarantuno anni dopo quella rivolta, Paola Severino, ministra della Giustizia pro tempore ha colto l&#8217;occasione del dibattito al Senato sulla legge per la corruzione per un incredibile elogio del Codice Rocco per il suo valore insuperato. Orgogliosa, la Guardasigilli di Monti, ha spiegato che pure Alfredo Rocco era un tecnico. Rocco, però, finge di non saperlo, fu il teorico dello stato etico e il suo Codice fu il fondamento teorico del fascismo e della dittatura. Era per Mussolini, quello che la Severino è per Monti. In quel che resta dei circuiti di sinistra c&#8217;è chi ha parlato di una «provocazione rivelatrice».<br />
<strong>Proprio a metà luglio, grazie al Codice Rocco, è stato possibile condannare dieci manifestanti del G8 2001 a dieci anni di galera solo per aver rotto una vetrina</strong> mentre per gli alti papaveri coinvolti nella macelleria messicana della Diaz le pene sono state molto più miti e la galera nemmeno per idea visto che le prescrizioni sono fioccate puntuali. Avverte Cesare Antetomaso, portavoce dei Giuristi democratici di Roma e membro dell&#8217;esecutivo nazionale Gd, che «Occorre particolare prudenza quando si maneggia la tecnica. Perché essa di rado è neutra.<br />
Se è vero che l&#8217;impianto del codice Rocco è tuttora valido, è altrettanto vero che la parte speciale è indubitabilmente figlia della cultura giuridica dell&#8217;estensore, teorico e propugnatore dello Stato etico e tra le massime figure intellettuali del regime fascista. Ce n&#8217;è abbastanza per pretendere le dimissioni della Ministra Severino e invocare la rapida approvazione della bozza Pisapia di riforma del codice penale».</p>

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		<title>10&#215;100: e&#8217; il momento di partecipare</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 12:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[10x100]]></category>
		<category><![CDATA[supporto legale]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine di luglio scorso avevamo dichiarato di voler continuare la campagna 10&#215;100. Non solo perché i processi non sono finiti ma anche perché siamo convinte e convinti che solo così potremo mantenere viva la nostra memoria sulle giornate di Genova e imparare da oggi in poi a fare fronte alle vicende giudiziare con la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p>Alla fine di luglio scorso avevamo dichiarato di voler continuare la campagna 10&#215;100. Non solo perché i processi non sono finiti ma anche perché siamo convinte e convinti che solo così potremo mantenere viva la nostra memoria sulle giornate di Genova e imparare da oggi in poi a fare fronte alle vicende giudiziare con la solidarietà e la forza che attraverso il web ci avete dimostrato.</p>
<p><a href="http://www.10x100.it/?p=915" target="_blank">Se un compagno e una compagna sono oggi in carcere</a>, presto riprenderà il processo per i cinque che dovranno tornare in appello, un altro capitolo della storia giudiziaria di Genova che sta per riaprirsi.</p>
<p>Le spese totali dei processi ad oggi ammontano a circa 80 mila euro, cifra destinata a crescere con l’imminente ripresa dell’appello. Una cifra insostenibile per chiunque di noi, che eravamo lì nel 2001.</p>
<p>Insostenibile perché mette una ipoteca sulla vita delle persone, che si aggiunge alle misure detentive.</p>
<p>Pensiamo che sia importante far sentire la forza dei 300 mila che erano a Genova sostenendo le spese legali delle e degli imputati, per questo invitiamo tutte e tutti a sottoscrivere attraverso il sito di supporto legale www.supportolegale.org, o direttamente quihttp://www.buonacausa.org/genovag8,<br />
per far sentire a tutte e tutti la nostra solidarietà.</p>
<p>Se riusciamo a versare tutti anche un simbolico euro,<br />
riusciremo a coprire le spese che gli imputati si trovano a sostenere da soli.<br />
Altrimenti no.</p>
<p>Vorremmo poi, che la campagna diventasse uno strumento per ragionare su quanto accade nelle piazze e sul reato di &#8220;devastazione e saccheggio&#8221;, su cosa significhi per lo Stato e i suoi apparati il termine &#8220;ordine pubblico&#8221;, quello stesso ordine pubblico che i 10 imputati per Genova 2001 avrebbero turbato.</p>
<p>E&#8217; tempo, pensiamo, di capire da che parte stare..<br />
se dalla parte di chi ruba nei supermercati o rompe i bancomat delle banche o<br />
dalla parte di chi le costruisce.</p>
<p>La campagna 10&#215;100</p>
<p>www.10&#215;100.it</p>
<p>info@10&#215;100.it</p>

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		<title>Dal Messico per Alberto e contro il carcere</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 21:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto]]></category>
		<category><![CDATA[Messimo]]></category>
		<category><![CDATA[Renato]]></category>
		<category><![CDATA[renoize]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho un amico che si chiama Alberto che sta in galera Ho un amico che si chiama Alberto che sta in galera Alberto l&#8217;hanno rinchiuso perchè s&#8217;è ribellato a un ordine ingiusto e cieco Alberto sta pagando un caro prezzo per difendere la potenza dei nostri sogni Alberto ha gli occhi scuri e profondi e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p>Ho un amico che si chiama Alberto che sta in galera</p>
<p>Ho un amico che si chiama Alberto che sta in galera</p>
<p>Alberto l&#8217;hanno rinchiuso perchè s&#8217;è ribellato a un ordine ingiusto e cieco</p>
<p>Alberto sta pagando un caro prezzo per difendere la potenza dei nostri sogni</p>
<p>Alberto ha gli occhi scuri e profondi e una scintilla s&#8217;accende veloce quando parliamo di resistenza</p>
<p>Alberto ha sempre odiato il carcere, giorno dopo giorno</p>
<p>Alberto quando l&#8217;hanno arrestato l&#8217;hanno torturato, l&#8217;hanno umiliato&#8230;</p>
<p>&#8230;l&#8217;hanno braccato decine di agenti e l&#8217;hanno costretto a camminare solo verso la cella</p>
<p>Il potere, per accanirsi contro Alberto, ha montato un processo farsa e l&#8217;ha condannato a marcire in galera per troppi, troppi anni&#8230;<br />
Una sentenza spropositata per un capro espiatorio, una infame vendetta di Stato<br />
Fanno pagare ad Alberto le lotte di tutti e tutte&#8230;<br />
&#8230;vogliono così intimorire la gente, farla rassegnare al presente perpetuo del capitalismo.<br />
Alberto è uno, nessuno, è trecentomila.<br />
Alberto è uno, nessuno, è trecentomila.<br />
Alberto è un indigeno tzotzil del Chiapas<br />
Alberto è un libertario romano<span id="more-1011"></span></p>
<p>Nel Chiapas della guerra permanente e dei massacri contro gli indigeni, Alberto Patishtán Gomez, detto el profe, è stato condannato a 60 anni accusato di un&#8217;imboscata contro sei poliziotti&#8230; Nell&#8217;Italietta dell&#8217;ipocrisia e della precarietà Alberto Funaro, er fagiolino, viene condannato a dieci anni per resistere nella Genova della guerra di strada, combattuta metro per metro contro 20,000 agenti. Nel Chiapas della rivoluzione zapatista e dei villaggi autonomi in resistenza, Alberto Patishtán è un ostaggio del Potere che non tace, che denuncia, che tesse reti ribelli nelle galere&#8230;<br />
Nell&#8217;Italia dei territori in resistenza Alberto è dentro per una passione, quella passione che fa anche della cella una trincea, una passione che quando si contagia fa tremare il potere. Quando i governi dispiegano i loro sbirri a difesa di se stessi, si somigliano ancora di più. Ma non c&#8217;è oceano, non c&#8217;è latitudine, non c&#8217;è frontiera&#8230; non ci sono argini e dighe che tengano quando le resistenze si conoscono, confluiscono e formano la grande mareggiata che, goccia dopo goccia, li sommergerà.<br />
Abbiamo scelto di parlare di Alberto, dei nostri Alberto, ma avremmo potuto usare migliaia di altri nomi. Non solo per parlare della vendetta di Stato su Genova, che comunque c&#8217;ha scosso anche qui in Messico, o per parlare della guerra a bassa intensità che si combatte in Chiapas e miete vittime&#8230;</p>
<p>Gli ostaggi in mano del potere sono ovunque e tutti patiscono i rigori di un regime punitivo e insesato chiamato GALERA. Una condizione di costrizione dei corpi e incasellamento delle menti che trova il suo corrispettivo nel disciplinamento globale della società: eserciti che pattugliano per le strade, frontiere chiuse ai migranti di ogniddove, impunità garantita ai corpi di polizia, leggi speciali a difesa dell&#8217;accumulazione di capitale.</p>
<p>Per questo salutiamo Alberto Patishtán e Alberto Funaro, ma anche tutti gli altri e le altre compagne schiacciate fra le umide pareti della prigione: salutiamo, fra i tanti, i 5000 prigionieri politici in Palestina, le centinaia di baschi e basche condannate come terroristi per difendere in un lembo di terra a ridosso dei Pirenei, i guerrieri Mapuche che – irriducibili – pagano con sentenze secolari la difesa dei loro boschi, gli anarchici sequestrati da ogni Stato del pianeta, le centianaia di egiziani ed egiziane, fiori strappati alla primavera araba&#8230; gli attivisti e le attiviste perseguitati per occupare ed esigere case. Salutiamo inoltre i migranti di qualsiasi terra, cacciati da qualsiasi governo e incarcerati negli infernali CIE costruiti lungo quelle cicatrici che dividono il mondo in Stati&#8230;</p>
<p>E in questo spazio di riflessione, di libertà e di memoria ricordiamo chi in galera è morto. Perchè di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva.</p>
<p>E ricordiamo la dignità di una donna, di una compagna, una nostra compagna. Occhi blu imprigionati per 18 di anni, occhi di una donna che non ha mai smesso di essere quello che era: semplicemente una donna, incredibilmente una donna. Guerriera, compagna, madre, sorella, amica. Franca Salerno è viva nello scontro quotidiano contro la barbarie della galera, pattumiera della società patriarcale, verticale, colonialista, capitalista. Una lotta che è la stessa che suo figlio, con noi, ha animato contro la precarietà, contro le guerre imperialiste, per il diritto all&#8217;abitare: Antonio e i suoi occhi blu. Che il mare vi culli, una madre e un figlio. Uniti nella rabbia e nell&#8217;amore.</p>
<p>L&#8217;ultimo abbraccio &#8211; amici, sorelle, compagni e passanti – lo diamo insieme a voi a chi ci ha portato qui: Renato. Ci sono buone ragioni per continuare a lottare, buone ragioni per rischiare anche la galera&#8230; sono le stesse che fanno la vita meravigliosa: la solidarietà, la giustizia, l&#8217;amore, il calore di un sorriso e di un abbraccio. Le stesse ragioni che hanno fatto di Renato &#8211; il nostro Renato &#8211; un ricordo vivo, collettivo e indimenticabile.</p>
<p>Con tutto il bene dell&#8217;anima, dal Messico</p>
<p>Fazio e Nina</p>

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