Alberto trasferito a Perugia

di , 24 luglio 2012 18:18

Traferito ieri sera Alberto, uno degli imputati condannati per i fatti di Genova 2001 , dal carcere di Rebibbia a quello di Capanne a Perugia.

Nessuno era stato informato, solo oggi è arrivato un telegramma da parte sua, che annunciava dell’avvenuto trasferimento.

Per scrivergli :

Alberto Funaro

Casa Circondariale Capanne

Via Pievaiola 252

06132 Perugia

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I diritti fondamentali delle vetrine

di , 16 luglio 2012 10:54

10x100_4Genova non finisce. Non per ieri, ma per oggi e domani.

EN | SPA

L’accanimento, si sa, non conosce fine.
Quello genovese dura da undici anni.
Undici anni e poi quello che si vorrebbe fosse l’atto risolutivo: la sentenza di condanna definitiva inflitta dalla Corte di Cassazione a dieci manifestanti. Una decisione emessa in un momento tutto particolare: mentre il modello neoliberista esplode nella più lunga crisi economica degli ultimi 40 anni e in tutta Europa si restringono gli spazi dei diritti conquistati e le espressioni di conflitto.

I reati di “devastazione e saccheggio” li ereditiamo dal codice penale fascista ancora in vigore, un abominio giuridico utilizzato in maniera del tutto discrezionale e “politica” per infliggere condanne esemplari.
Condanne che qualcuno doveva prendersi la briga di spiegare: in cosa, esattamente, sarebbero consistiti “devastazione e saccheggio”, e perché sarebbero stati causati proprio da quelle dieci persone, tra le centinaia di migliaia che erano a Genova? Non si è risparmiato il Procuratore Generale Gaeta, sostenendo nella sua requisitoria che, questi reati di derivazione fascista sono da reinterpretare in funzione repubblicana, legata alla necessità di tutelare la libertà di pensiero e di manifestare.

Ricordiamo bene, come questo stato e le sue “forze dell’ordine” tutelarono la libertà di manifestare durante il G8 del 2001, quando si determinò “la più grave sospensione dei diritti democratici dal secondo dopoguerra in un paese occidentale”. Ricordiamo la devastazione dei corpi e del pensiero prodotti dalla militarizzazione di una città intera, dalle informative deviate, le frontiere chiuse, le cariche feroci, gli spari, i gas cs, gli arresti arbitrari, le torture, i pestaggi, le falsificazioni e gli insabbiamenti.
Ricordiamo il saccheggio della vita di un ragazzo e la devastazione del suo corpo dopo la morte.

Su tutto questo, a undici anni di distanza l’autorità giudiziaria italiana ha pronunciato la sua verità: a Genova ci fu una repressione brutale e indiscriminata verso chi manifestava ma, non ci sono responsabilità politiche, ha pagato una parte della truppa ed una parte dei suoi comandanti sul campo. Il capo della polizia dell’epoca è stato nominato sottosegretario di questo governo e difende, pubblicamente, i suoi pretoriani. I manifestanti entrano in carcere.

Non ci aspettavamo niente di buono da questa sentenza.
Eppure, di fondo, restava la voglia di pensare che la realtà, a volte, sa anche sorprendere.
Ma la realtà di oggi è che almeno quattro dei dieci condannati sono destinati al carcere.
Sulla loro pelle si manda un segnale a tutti e a tutte: d’ora in poi, basterà osservare qualcun rompere una vetrina per prendersi dai 6 anni in su. Se poi si aiuta a romperla, gli anni sono almeno dieci.
Dopo questa sentenza, possiamo dire che le vetrine hanno vinto sulle persone.
Inoltre il messaggio è inequivocabile: non provate a scendere in piazza o a manifestare nelle strade, tutti e tutte a casa a subire la crisi senza fare storie.

La campagna 10×100 si è sviluppata su dieci persone e il loro destino ma pensiamo sia riuscita anche a produrre dei risultati politici. Non solo con la raccolta di tante firme ma anche informando una opinione pubblica fino ad oggi per la maggior parte all’oscuro dell’esistenza di questo reato e di come si stava chiudendo Genova2001. Un dibattito si è acceso anche sui media mainstream.
Ma la campagna non finisce qui. In un certo senso inizia ora.
Non solo perché vogliamo continuare a contribuire ad aprire ambiti di discussioni di libertà ma anche perché bisogna continuare a portare solidarietà a chi oggi si trova in carcere.

L’urgenza ora è proprio non lasciarli soli e sole.
Genova non finisce. Il sipario non si cala.

Per mandare lettere e telegrammi o anche soldi:

Marina Cugnaschi c/o Seconda Casa Di Reclusione Di Milano – Bollate - Via Cristina Belgioioso 120 - 20157 Milano (MI)

Per Fagiolino
Alberto Funaro c/o Casa di reclusione di Rebibbia – Via Bartolo Longo 72 - 00156 roma

Per scrivere a Gimmy:
Francesco Puglisi - Casa Circondariale di Roma Rebibbia - G9 – cella 12 – piano 2 – sezione A - Nuovo Complesso in Via Raffaele Majetti, 70 - 00156 Roma

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Dopo la sentenza – una cascata di parole da twitter

di , 14 luglio 2012 12:18

Scegliamo di pubblicare i twitter sulla sentenza di ieri.

Alessandra Bonfanti : Oggi si riapre la ferita della peggiore violazione di diritti in democrazia, così paghiamo tutti! - Gemma Romano: Devastazione e saccheggio sono parole pronte all’uso,per gli eventuali perturbatori del buon ordine dei mercati - kappazeta: Non è una vendetta. E’ un avvertimento. Questi non sono gli ultimi. Sono i primi - giulia mietta : Pene per devastazione e saccheggio retaggio fascista del codiceRocco(1930).Rivederle.E già che ci siamo instituire reato di tortura. – zeropregi: La condanna di oggi, riguarda tutti, militanti o chi semplicemente va in piazza. Non pensate che non vi riguardi – AnonConiglio : “La giustizia è come i serpenti, morde soltanto coloro che sono scalzi” (Eduardo Galeano) – Leleprox : Spacciatori di notizie:”pene ridotte per i noglobal.” 14 anni x un imputato la chiamate pena ridotta? Servi e Assassini 100 volte - Leleprox: Secondo la giustizia italiana si possono torturare le persone ma non si può sfondare una vetrina – johnny palomba : Oggi è stata scritta una pagina importante per i diritti fondamentali della vetrina – AnonConiglio : I giornali dicono “pene ridotte” ma io vedo che se spacchi delle ossa come alla #Diaz rischi meno di coloro che spaccano una vetrina – R. Amal Serena: Se ancora avessimo avuto dei dubbi oggi ce l’hanno detto chiaro e tondo: le cose valgono molto più della vita delle persone - johnny palomba : L’Italia è il paese dove non si possono rompere vetrine ma si può torturare chiunque perché non è reato – sandrone dazieri: Cos’altro vi serve per capire che viviamo in un paese fascista? – Leleprox: L’Italia è una repubblichina fondata sulla vendetta - Filippo Cioni: Una vetrina di una banca o di un supermercato, conta più del corpo o della dignità di una persona? - Devastazione e saccheggio sono parole pronte all’uso,per gli eventuali perturbatori del buon ordine dei mercati – Gemma Romano:“Il problema non sei tu: è la Giustizia Italiana. ” questo il risultato del mio test – BornAgain: Questo paese fa la fine che si merita - Roberto Gastaldo : “Questi sono i principi del diritto e dello Stato di diritto” E noi dobbiamo accettarlo e trarne conseguenze - termine: Intanto siamo ancora e solo noi a pagare.. ma non é detto che continui così. Il cerchio e le botte - Danilo Melideo: Meglio torturare persone che spaccare vetrine. Questo è il verdetto di un paese che si definisce democratico - Patrizia Tonin: Dopo 11 anni questa sentenza è niente più che un buffetto, per i responsabili che so.. – Andrea Favaro : Secondo la #Cassazione, è più grave rompere vetrine che massacrare cittadini inermi. Dipende da che parte stai – davide fracasso: Dieci anni per una vetrina, tre anni e sei mesi per aver ammazzato di botte Federico Aldrovandi, 18 anni – notav.info: Dalle montagne della ValSusa #genova2001 non si dimentica! solidarietà ai condannati! – tiziano: Abolizione tredicesime,contrazione salari licenziamenti ,cassa integrazione, precarietà, disoccupazione Questa è #devastazione e#saccheggio – Gigi Picazio: Ho appena scoperto che per #devastazione e #saccheggio prima c’era la PENA DI MORTE… – Paolo Ferrero : #G8 #Genova #Cassazione Evidentemente in Italia infrangere una vetrina richiede una punizione, torturare le persone no - Antonio Bordin #G8 #genova : in Italia, chi rompe una vetrina va in galera, chi sfascia la testa a una persona inerme continua a fare il poliziotto. – SfigataMente: Domani compro una divisa e vado in giro a pestare chiunque.Farò meno galera di quelli che tirano sassi contro un vetro. Ingiustizia. – Baruda: 10 capri espiatori NOSTRI per 3giornate della LORO macelleria,per un morto sull’asfalto, torture e tentati omicidi. – aniello_nazaria: quando la canaglia impera la patria dei giusti è la galera (cit.)- Baruda : Ora entreranno in carcere,per pene che leggerle fa sentire male! Non c’è parola alcuna.- Roberto Gastaldo: Per la magistratura italiana un bancomat vale circa quattro persone torturate. Nessun rispetto per questo stato. – Micio Cagliostro: Se sfondi vetrine puoi finire in carcere 10anni. Se organizzi pestaggi di massa 5 anni di interdizione dai pubblici uffici – René Thom : #GENOVA #CASSAZIONE da oggi in avanti sappi:se cercano di catturarti verrai torturato,poi incarcerato: VENDI CARA LA PELLE – René Thom: #GENOVA #CASSAZIONE Si conferma che in ITALIA è FASCISMO CONCLAMATO, liberi i torturatori,condannato chi si difese dalle aggressioni. – Fabrizio Perlingieri: A Manganelli devono andare a bussare nel sonno, in piena notte i “testimoni di Genova”. – BornAgain: ASCIERTO (AN) «Non dormano tranquilli perché noi li andremo a prendere uno per uno – Ermes Cumani: Devastatori di vite, saccheggiatori di libertà altrui. Italia, stato canaglia. – Margherita Grazioli : L’Italia è una repubblichina fondata sul manganello e sulla vendetta.Memento per mesi e anni a venire

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Genova 10×100. Il presidio a Bologna

di , 13 luglio 2012 12:45


ZicTv al presidio in Piazza Nettuno, che per tutta la giornata ha atteso l’esito della sentenza nei confronti dei manifestanti del G8 2001 accusati devastazione e saccheggio

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Cassazione: venerdì 13 luglio iniziative a ROMA e in tutta ITALIA

di , 12 luglio 2012 13:20

30MILA FIRME ALL’APPELLO “GENOVA NON È FINITA: DIECI, NESSUNO, TRECENTOMILA”Oltre a chi ha firmato l’appello sul nostro sito ci sono le firme raccolte nei banchetti, i commenti, le adesioni tramite mail per arrivare a quasi 30.000 firme.

Il 13 luglio la Corte di Cassazione è chiamata ad esprimersi sulla sentenza che condanna 10 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio – con pene che vanno dagli 8 ai 15 anni – per le giornate contro il G8 di Genova 2001.

La campagna 10×100 ha raccolto in un mese circa 30MILA firme all’appello “Genova non è finita: dieci, nessuno, trecentomila”, che chiede l’annullamento delle condanne per devastazione e saccheggio.

Tra i firmatari: Margherita Hack, Dario Fo, Franca Rame, Erri De Luca, Valerio Evangelisti, Wu Ming, Curzio Maltese, Luigi Manconi, Mario Tronti, Haidi Gaggio Giuliani, Don Andrea Gallo, Lorenzo Guadagnucci, Daniele Vicari, Ascanio Celestini, Elio Germano, Jasmine Trinca, Valerio Mastrandrea, Caparezza e molti altri. Le firme saranno consegnate alla Cassazione nella giornata del 13 luglio.

La campagna convoca per venerdì 13 luglio una giornata di mobilitazione per prendere parola sull’esito della sentenza e far sentire la nostra vicinanza e solidarietà a dieci persone le cui vite sono sospese, in attesa della decisione di un tribunale. Dieci capri espiatori per colpire chiunque voglia continuare a manifestare dissenso. Dieci condanne esemplari in nome di un reato figlio del codice penale fascista, un reato di cui la campagna chiede l’abolizione.

Gli appuntamenti per il 13 luglio a ROMA:

- ore 10.30 appuntamento davanti alla Cassazione Piazza Cavour per seguire l’udienza

- ore 12.00 CONFERENZA STAMPA e CONSEGNA delle 30mila firme della campagna 10×100 alla Cassazione

- ore 20 Piazza Trilussa (Trastevere) per prendere parola sull’esito della sentenza

L’elenco di tutte le iniziative:

Giovedì 12 luglio

ROMA

h.17.00 Libreria caffè – Liberi di… Piazza Santa Maria Liberatrice 46 Signing Hour

h. 22.00 csoa Forte Prenestino. Non spegni il sole se gli spari addosso
proiezione di “La Provvista” di Carlo Bachschmidt e “Genova 2001 – col sorriso” di Manolo Luppichini

NAPOLI
h.18:00, Galleria Umberto Primo: assemblea pubblica nei pressi della Prefettura.

MONZA
h.19.30, largo Mazzini (F.O.A. Boccaccio 003): mostre, installazioni e materiale informativo sul G8 del 2001. Presentazione di “+Kaos. 10 anni di mediattivismo e hacking” (Agenzia X, 2012), a cura di Autistici.

FIRENZE
h.21:00 Off bar lago dei cigni, proiezioni video.
h. 22 Drive-in Gelosia: un’unica trasmissione radio dal nord al sud d’Italia per non dimenticare le giornate di Genova. A seguire, film a sorpresa.

TARANTO
h.19:00 Presidio alla Rotonda del Lungomare

VENERDì 13 luglio

BOLOGNA
h.10:30 Presidio al Nettuno in piazza Maggiore

SALERNO
h.18:00 Presidio e assemblea pubblica in piazza Portanova

NAPOLI
h.18:30, via Coroglio 49 (Bancarotta): “Un altro mondo è ancora possibile”: esposizione fotografica, speak corner e spettacolo teatrale

MILANO
h19:30 piazza Vetra. Proiezione pubblica del film “Diaz, non pulire questo sangue” di Daniele Vicari e interventi della campagna 10×100

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Analisi di un reato politico

di , 12 luglio 2012 13:10

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Genova 2001: il difficile cammino della giustizia

di , 11 luglio 2012 15:21

di Lorenzo Guadagnucci, Comitato Verità e Giustizia per Genova, tratto da zeroviolenzadonne

Ora che un po’ di giustizia è stata fatta e che alcuni alti dirigenti di polizia sono stati obbligati a lasciare gli incarichi, sta diventando molto chiaro quanto è difficile per il nostro paese fare davvero i conti con il G8 di Genova del 2001. Nemmeno una sentenza passata in giudicato, a ben undici anni dai fatti, ha spinto il sistema istituzionale a guardare dentro se stesso e riconoscere i propri buchi neri, la propria incapacità di garantire i diritti fondamentali e il sacrosanto principio d’uguaglianza.

Le condanne al processo Diaz sono state accolte nei palazzi del potere con stupore e con freddezza. Dal mondo politico parlamentare non si è alzata una sola voce per indicare la via maestra delle necessarie riforme, rese urgenti dalla decisione della Cassazione: una legge sulla tortura, la riconoscibilità degli agenti in servizio di ordine pubblico, la creazione di un organismo indipendente di tutela dei diritti umani. E si è permesso al capo della polizia di cavarsela con goffe dichiarazioni di scuse e al suo predecessore, nel frattempo incredibilmente salito a responsabilità di governo, di ostentare solidarietà con i condannati e di rifiutare, per l’ennesima volta, una seria e leale assunzione di responsabilità.

Non stiamo dunque uscendo dagli scempi di Genova G8 camminando lungo la strada della giustizia autentica. Abbiamo solo sprazzi di una giustizia lenta e insicura. I tribunali condannano sì decine di funzionari (fra Bolzaneto, Diaz e altre vicende improriamente dette minori) e passano certo alla storia per il “coraggio” (ma applicare la legge dovrebbe essere “normale”) mostrato nell’inibire per 5 anni i dirigenti più esposti, ma non si è innescato ciò che costituisce la vera missione della magistratura, cioè un controllo indipendente, con gli strumenti giurisdizionali, volto a far sì che chi sbaglia non solo paghi ma impari la lezione e prenda provvedimenti conseguenti.

L’allontanamento dei dirigenti condannati è frutto della pena accessoria inflitta dal tribunale di secondo grado e confermata dalla cassazione: altrimenti niente sarebbe accaduto. Prova ne sia la permanenza in servizio di funzionari condannati in via definitiva e ancora al loro posto. D’altronde si è ignorata per anni la regola dettata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo, la quale dice che i funzionari rinviati a giudizio devono essere sospesi e poi rimossi in caso di condanna (che ci siano o meno le pene accessorie).

Non siamo sul cammino della giustizia perché non possiamo dimenticare il mancato processo per l’omicidio di Carlo Giuliani e perché il 13 luglio rischia davvero di consumarsi un’altra ingiustizia. Verso i 25 manifestati chiamati in causa, è stato costruito in questi anni un “processo esemplare”, chiamato di fatto a compensare, agli occhi dell’opinione pubblica, i procedimenti avviati contro decine di agenti e funzionari delle forze dell’ordine. Sono rimasti in ballo, alla vigilia del terzo grado di giudizio, una decina di cittadini, sui quali rischia di ricadere tutto il peso della “ragion di stato”. Cosa c’è di più ingiusto di una sorte del genere? A questi imputati sono state inflitte pene così alte, rispetto ai fatti contestati, da lasciare increduli: fino a 13 anni. E il confronto con le pene inflitte agli altissimi dirigenti condannati per il caso Diaz rende ancora più dolorosa la prospettiva di una conferma del giudizio di secondo grado, perché qui non ci sono prescrizioni salvifiche.

Già sappiamo, comunque vada il 13, che dovremo batterci per una riforma in più oltre a quelle già indicate, e cioè una revisione, o meglio la cancellazione dell’odioso reato di devastazione e saccheggio, un reato anacronistico e punitivo, in termini di previsioni di pena, oltre ogni ragionevolezza.

La Corte di Cassazione, quando è stata chiamata a giudicare sui processi scaturiti da Genova G8, ha mostrato indipendenza (il 5 luglio) e una bella dose di fantasia (con l’assoluzione del prefetto De Gennaro, decisa con motivazioni poco ortodosse rispetto ai meri compiti istituzionali di valutazione delle questioni di legittimità). A così breve distanza dal giudizio, dobbiamo augurarci che stavolta i giudici di cassazione agiscano con saggezza e riportino sui binari della ragionevolezza un giudizio che rischia altrimenti di trasformarsi in un’inutile vendetta.

* Comitato Verità e Giustizia per Genova

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Cosenza per la campagna 10×100

di , 10 luglio 2012 19:45

La Presentazione del libro di Giuliano Santoro “Su due Piedi” Rubbettino Editore, fatta presso la libreria Ubik di Cosenza, è stata l’occasione per rinforzare l’appello della campagna 10×100 al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando l’appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate del G8 genovese del luglio del 2001, a tale proposito sentiamo il giornalista Claudio Dionesalvi.
www.10×100.it

Produzione paolo apa

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10×100: le ragioni della campagna

di , 10 luglio 2012 15:51

[...]Che tempi sono questi in cui
Un discorso sugli alberi è quasi un reato
Perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
Forse non è più raggiungibile per i suoi amici
Che soffrono?
[...] b. brecht, 1939 – “A quelli nati dopo di noi”

Quando abbiamo lanciato la campagna 10×100 non immaginavamo che migliaia di persone sul web avrebbero raccolto questo appello.
Manca una settimana alla sentenza in Cassazione, quando 10 manifestanti, nostri compagne e compagni, vedranno deciso il loro immediato futuro. Se la sentenza di condanna in appello venisse confermata, il carcere diverrebbe la loro realtà quotidiana per i prossimi anni.

Nell’incontro “Costruzione del nemico : criminalizzazione degli indesiderati da Genova ad oggi” abbiamo voluto indagare insieme ad avvocati e attivisti per i diritti civili il peso che certe condanne – politiche – hanno nel ridefinire gli spazi del nostro agire, non solo in quanto attivisti, ma anche come abitanti di questo paese.

Pensiamo ai diversi casi di tortura che avvengono nelle celle delle caserme e delle carceri. Pensiamo alla progressiva sostituzione delle leggi con la decretazione d’urgenza. Ai diversi pacchetti sicurezza prodotti negli ultimi anni. Alla individuazione di siti di interesse strategico senza ascoltare le ragioni delle popolazioni (Val di Susa, discariche, siti per la costruzione delle centrali nucleari). Pensiamo al referendum popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, disatteso e inascoltato. Pensiamo, quindi, all’accanimento con cui hanno perseguito 10 persone condannate per devastazione e saccheggio: un reato figlio del fascismo che
punisce in maniera spropositata reati lievi contro le cose, o la resistenza. Ma soprattutto punisce anche solo la partecipazione, la ”compartecipazione psichica”.

Il messaggio è chiaro, come ha dichiarato anche Antonio Manganelli nella sua relazione del 20 febbraio scorso: non è più importante capire se si commette un delitto o meno, ma che il solo manifestare, il solo scendere in piazza è già un elemento di colpevolezza.
In altri paesi certe dichiarazioni desterebbero scalpore, soprattutto se escono fuori dalla bocca del vicecapo della polizia all’epoca delle manifestazioni contro il G8 di Genova. Siamo però in Italia, e sappiamo che la catena di comando di Genova 2001 ha nel frattempo ottenuto avanzamenti di carriera e siede oggi ai vertici delle forze di polizia e d’intelligence del paese. Sappiamo che la Camera dei Deputati non ha mai voluto aprire una commissione d’inchiesta su quelle vicende. Sappiamo che si è voluto circoscrivere Genova a un enorme problema di ordine pubblico, che andava gestito con tutta la forza necessaria.

Nel suo libro “In marcia con i ribelli” Arundhati Roy torna a raccontare la “guerra ai poveri” condotta dallo stato indiano in difesa dei grandi poteri economici. A noi, che viviamo nella cara vecchia Europa, si dice che dobbiamo sopportare le ricadute pesanti della crisi economica, cercando di ritrovare l’ottimismo.

Se non vogliamo chiamarla anche noi guerra ai poveri è certo che le misure di austerity e le ‘manovre d’estate’ dei diversi stati europei ci renderanno tutte e tutti un po’ più poveri di prima, restringendo poi ulteriormente gli spazi d’espressione e di partecipazione delle e dei cittadini.

Le ragioni di una campagna come questa, dunque, risiedono qui.
Nel ricordare che prendere parola per i 10 condannati per devastazione e saccheggio vuol dire affermare che le vite delle persone valgono più di un oggetto danneggiato durante una manifestazione. Che la solidarietà è un valore opposto e contrario alla solitudine in cui le si vorrebbe lasciare. Non si tratta di decidere se sia giusto o sbagliato, se ci siano metodi più o meno corretti di manifestare. Si tratta, oggi più che mai, di capire che c’è una sfera incedibile si sovranità, che è quella che attiene al dissenso, alla volontà di cambiare le proprie condizioni di vita, di pretendere il meglio per sé e per gli altri.

Per questo diamo appuntamento davanti alla Cassazione a Piazza Cavour per le ore 10:30 per una conferenza stampa.

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Genova 2001: uno straordinario fallimento

di , 10 luglio 2012 10:01

tratto da zeroviolenzadonne

A pochi giorni e ore dalla sentenza di quello che per anni gli attivisti di supporto legale hanno chiamato il “nostro processo”, non è facile fare considerazioni. Non è facile perché la vita di una decina di persone potrebbe essere definitivamente rovinata. Non è facile perché la retorica è dietro l’angolo.
Del resto in questi 11 anni abbiamo detto, raccontato, fatto di tutto, senza suscitare la giusta attenzione.

Genova 2001 è stata uno straordinario fallimento, mi ripeto spesso.
Straordinario perché un movimento così vasto e orizzontale non lo vedevamo da anni e probabilmente non lo rivedremo tanto presto. Un movimento sicuramente contraddittorio, diverso, mutevole, eppure capace di organizzarsi come non mai.
Un fallimento perché lo stesso movimento non è stato capace di leggere la situazione e la trappola che stavano costruendo. Praga, Goterborg e soprattutto Napoli erano stati dei segnali chiari su cosa poteva attenderci.
L’entusiasmo, il calcolo politico, la solita improvvisazione probabilmente ci avevano reso abbastanza ottusi.
Mentre si lanciavano dichiarazioni di guerra dall’altra parte c’era un esercito composto da tutte le FDO che da mesi si stava preparando a farla questa guerra. E così è stato. Prosegui la lettura 'Genova 2001: uno straordinario fallimento'»

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