23 ottobre cena @ XM24

di , 24 ottobre 2014 10:59

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24 maggio @ El Paso

di , 18 maggio 2014 11:11

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22 febbraio @XM2 a Bologna

di , 16 febbraio 2014 10:31

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Luca Finotti ai domiciliari

di , 7 febbraio 2014 13:15

Nella giornata di ieri giovedi 6 febbraio Luca è tornato a casa ed ora è in regime di semilibertà nel senso che può uscire 2 ore la mattina (9-11).
I nostri auguri di libertà totale, ogni tanto una buona notizia.

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15 ottobre: assolto dai reati di devastazione e saccheggio

di , 6 febbraio 2014 16:37

Si è spezzato per la prima volta il cerchio repressivo che colpisce da 2 anni i compagni e le campagne accusate di devastazione e saccheggio per la manifestazione del 15 ottobre 2011.

La  VII sezione Penale del Tribunale di Roma  ha emesso sentenza di assoluzione dai reati di devastazione e saccheggio, mentre il PM aveva chiesto condanna a 9 anni, nei confronti di un giovane accusato per i fatti di Roma, avvenuti in occasione della manifestazione nella giornata del 15 ottobre 2011,  designata come giornata mondiale degli “indignad@s”.

Quel giorno decine di manifestanti furono colpiti da lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo, inoltre polizia e carabinieri effettuarono i non consentiti caroselli, scatenando la giusta reazione dei manifestanti che si opposero a tali comportamenti.

Il giovane giudicato oggi, è stato condannato per resistenza alla pena complessiva di 2 anni e 6 mesi, con pena sospesa e  con l’esclusione del grave reato di devastazione, per il quale è stato assolto perchè il fatto non costituisce reato così come sempre sostenuto dalle difese che per anni si sono battute durante i processi cosidetti di Genova 2001. La devastazione e saccheggio è un concetto e un reato fascista che tutela l’Ordine Pubblico, nell’accezione del regime dittatoriale che imponeva l’obbligo di obbedienza al dittatore. Oggi tale reato deve essere soppresso perchè contrasta con un altro Ordine, che è quello democratico, pluralista e costituzionale che prevede la tutela dei cittadini  che esercitano i loro diritti, quali quello di manifestare nelle piazze. E’ importante dire che la sezione  del Tribunale di Roma, in altro processo per gli stessi fatti  del 15 ottobre aveva condannato un giovane a 5 anni di carcere, pur considerandone la partecipazione in misura minima..

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“I poliziotti del G8 risarciscano lo Stato”

di , 6 febbraio 2014 09:31

Dal Fatto Quotidiano del 5/02/2014 di Ferruccio Sansa 

resizeUna delle immagini simbolo del G8: il funzionario della Digos di Genova, Alessandro Perugini, in jeans e polo gialla, che colpisce con un calcio in faccia un ragazzo. “L’ho solo sfiorato”, raccon- terà. Le foto del volto del gio- vane, orrendamente tumefatto, dimostreranno il contrario. Per quel calcio, per quello che avvenne in quei momenti, ieri la Procura della Corte dei Conti di Genova ha chiesto mezzo milione di danni a Perugini e ad altri quattro agenti in servizio con lui a Genova. Una decisione clamorosa: Perugini e i suoi colleghi devono rispondere per il danno di immagine provocato allo Stato e al corpo di Polizia. Non solo: la terribile vicenda del calcio da un punto di vista penale si risolse in nulla. II ragazzo – risarcito privatamente – decise infatti di non sporgere denuncia. Perugini (nel frattempo promosso, come tanti poliziotti coinvolti nei processi del G8) è stato invece condannato in appello a un anno per il falso compiuto subito dopo le violenze: il ragazzo infatti, dopo essere stato pestato, era anche stato arrestato perché accusato di aver lanciato pietre contro gli agenti. Una versione smontata da testimonianze (tra le quali quella di Jovanotti) e da immaginati girate quel giorno. Ma adesso la Corte dei Conti bussa alla porta: mezzo milione per danno all’immagine. La notizia arriva il giorno do- po quella rivelata ieri da Repubblica e dal Secolo XIX: la Procura della Corte dei Conti ha infatti chiesto 350mila euro di danni agli agenti e ai funzionari di polizia responsabili della selvaggia aggressione al giornalista inglese Mark Covell durante l’irruzione nella scuola Diaz. A quei poliziotti, quindi, scampati alla condanna penale grazia all’omertà di corpo, scambiata per spirito di corpo (i giudici dovettero prendere atto dell’impossibilità di individuarli). Ma sembra arrivata l’ora di saldare i conti. Almeno dal punto di vista patrimoniale. La cifra in questo caso è di 350.000 euro, quella che il ministero dell’Interno, a seguito di una transazione, aveva dato a Covell a titolo di risarcimento danni. Ma la vergogna G8 per la polizia non è ancora cancellata. Resta la paradossale vicenda di Michelangelo Fournier. Il vicequestore che, unico, intervenne per fermare il pe- staggio selvaggio della Diaz. Quello che cercò di fare un minimo di chiarezza al pro- cesso parlando di “macelleria messicana”. Tra tutte le azioni disciplinari avviate dopo il G8, quella contro Fournier è quella che è andata più avanti.

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2003: otto ultrà condannati per devastazione e saccheggio

di , 2 febbraio 2014 10:39

Da Repubblica Napoli

Otto ultrà del Napoli ritenuti responsabili degli incidenti del 20 settembre 2003 allo Stadio Partenio di Avellino, nei quali perse la vita Sergio Ercolano, di 19 anni, sono stati condannati dal tribunale di Avellino a pene da tre a nove anni di reclusione per devastazione e saccheggio. Un nono imputato è stato assolto. In seguito agli incidenti la partita non fu disputata.

I condannati sono Pasquale Mauro, Luciano Treglia, Vincenzo Abbruzzese e Giovanni Melotti (nove anni di reclusione ciascuno); Ciro Marigliano (8 anni e sei mesi); Marino Lippiello (6 anni e sei mesi); Salvatore Barbarano (6 anni) e Giovanni Varchetta (3 anni). Assolto Vitale Varchetta per non aver commesso il fatto.

Il collegio giudicante ha anche disposto il risarcimento, per 120 mila euro, in favore del Comune di Avellino; di 10 mila euro per l’associazione di volontariato che prestava servizio in campo; 8 mila euro per ognuno dei carabinieri e agenti di polizia rimasti feriti negli scontri.

La sentenza chiude la terza tranche di giudizi nei confronti di un centinaio di tifosi ritenuti responsabili degli incidenti che si verificarono prima dell’inizio del derby tra Avellino e Napoli, che non si sarebbe poi disputato proprio a causa degli incidenti.

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Il pg Monetti: “Procedimento disciplinare per i poliziotti condannati per il G8″

di , 2 febbraio 2014 10:09

Da Genova24 

Genova. “Un nuovo procedimento disciplinare” a carico di quei poliziotti che, essendo stati condannati in via definitiva per i fatti della Diaz, a Genova, durante il G8 del luglio 2001 “sono ancora dipendenti dello Stato”, sarà promosso dalla procura generale di Genova, in quanto i procedimenti disciplinari promossi dal ministero dell’Interno non ne hanno disposto (come avrebbero potuto) la destituzione.

Lo ha annunciato il Procuratore generale della Corte d’appello di Genova, Vito Monetti, durante il suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

Monetti ha anche parlato della prescrizione che ha di fatto azzerato la maggior parte delle condanne per le violenze della caserma di Bolzaneto. Per il pg genovese: “Ogni sentenza che dichiara la prescrizione di un reato rappresenta un fallimento per l’amministrazione della giustizia”

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2 giornate a Monza per Genova2001

di , 19 gennaio 2014 20:55

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“La Diaz non è ancora finita”

di , 19 gennaio 2014 20:50

Dall’Espresso

I silenzi durante il processo. La violenza dell’irruzione del 21 luglio. Le responsabilità che ancora mancano. Un attivista che dormiva, anche lui, nella scuola genovese, racconta i suoi anni di udienze. Per stabilire la verità

di Francesca Sironi

La Diaz non è ancora finita
La “Diaz” non è finita la notte del 21 luglio del 2001. Non è finita per i poliziotti condannati,a cui settimana scorsa è stato negato l’affidamento ai servizi sociali. E non è finita nemmeno per le centinaia di persone che dormivano nella scuola durante i giorni del G8. Persone che ancora oggi, a 13 anni dall’anti-summit di Genova, cercano giustizia. «La Diaz fu un’operazione deliberata. Non un errore di cui chiedere scusa, ma una precisa volontà, di chi diede l’ordine di fare irruzione, ma anche delle forze politiche che hanno dato mandato e coperto ciò che successe quella notte». A parlare è Blicero, uno dei membri del “ Supporto legale ”, il gruppo di attivisti e avvocati che dall’estate del 2001 lavora per garantire appoggio e assistenza ai manifestanti condannati e per fare luce sulle violenze da parte della polizia. «Io c’ero, alla Diaz», racconta: «Ed era ben chiaro, lo sapevano tutti, che lì non succedeva niente. C’erano solo giornalisti e ragazzi che partecipavano ai cortei. L’incursione servì a dimostrare però che anche il nostro governo democratico può ancora essere violento contro con chi fa opposizione sociale».

In tutti questi anni, sostiene, «lo Stato ha continuato a difendere i suoi uomini. Per anni abbiamo dovuto farci largo fra false testimonianze, dilazioni e omertà che non hanno riguardato solo gli imputati, per i quali sarebbero comprensibili, ma tutto il corpo delle Forze dell’Ordine. Gli esempi sono decine. In un video della Diaz ad esempio si vede un funzionario con la coda di cavallo che picchia un ragazzo steso a terra, inerme. Per anni i pubblici ministeri hanno chiesto chi fosse, hanno insistito con la questura perché identificasse l’agente, così distintamente riconoscibile dall’acconciatura. Niente. Sostenevano di non poterlo individuare. Poi abbiamo scoperto, per altre vie, che si era tagliato i capelli. E che era venuto puntualmente a tutte le udienze della Diaz. Era in quelle sale, insieme a noi». Impegnato a seguire un processo, ricorda Blicero: «che è stato possibile solo grazie alla tenacia e alla cocciutaggine di un paio di pubblici ministeri e di alcune parti civili, persone del “movimento” che non hanno mai smesso di cercare di accertare i fatti per come erano. Una tenacia che la polizia non ha mai accettato».

Una visione di parte, ammette Blicero, «partigiana», come preferisce dire lui, secondo cui: «La Diaz è cominciata con la zona rossa, con la sospensione dei diritti, con il tam tam mediatico sulle “infiltrazioni” dei black bloc, fino alle torture subite da centinaia di ragazzi alla Diaz e a Bolzaneto. Torture rimaste fondamentalmente senza colpevoli, anche perché il reato di tortura, in Italia, non esiste».  Adesso, conclude, «la nostra attenzione va soprattutto ai 10 manifestanti che stanno pagando da soli per le centinaia di migliaia di persone che erano presenti a Genova, con una condanna complessiva a 100 anni di carcere per un reato, quello di devastazione e saccheggio, che è tornato in voga dopo il 2001 ed è ora usato anche contro i no tav in Val Susa».

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